lunedì 11 aprile 2011

LA NOSTRA TRISTEZZA DI POPOLO


Chi più di me può affermare che il tempo passa veloce e il passato è morto e sepolto e non torna più. Del resto ci hanno insegnato che il tempo è una freccia, che procede sempre in avanti verso un radioso avvenire.
 Falso.
Mi hanno anche insegnato il significato dell’eterno ritorno di Friedrich Nietzsche e la necessità di vivere "qui e ora" nell'attimo presente l’eterno ritorno del già detto, del già fatto, del sempre uguale. Il tempo è circolare, torna su se stesso, e in verità è quel passato che non passa mai.
Stanno ritornando gli anni Settanta per il clima ideologico e politico fazioso e intollerante. È inquietante ma è così. Chi ha vissuto quel periodo ne riconoscerà tutti i sintomi, anni in cui essere «di destra» era una colpa e ti imprimeva addosso un marchio negativo per cui venivi emarginato, un segno di disapprovazione sociale per cui non potevi parlare in pubblico, e se scrivevi qualcosa «di destra» eri guardato male.
Ma quelli, si dirà, erano gli anni peggiori della cosiddetta contestazione, erano gli «anni di piombo», gli anni del «conflitto a bassa intensità»...
È trascorsa ben più di una generazione eppure sembra che quel disgraziato e sanguinoso periodo, da quasi quaranta anni alle nostre spalle, si stia replicando nel modo più paradossale.
Non è solo colpa della sinistra.
La sinistra non ci ha mai accettato e, soprattutto da quando il leader del centrodestra è Silvio Berlusconi, ci ha sempre mal sopportata, e col tempo si è vieppiù incarognita, ed oggi l’antifascismo, a braccetto con l’antiberlusconismo, anziché attenuarsi, è più violento che mai.
Tutto normale? Affatto!
E’ anche colpa di questo PdL. E di chi ne possiede le chiavi.
Oggi essere berlusconiani vuol dire essere anche ostili a tutto quanto sia - venga dal PdL etichettato - «di destra». Il risultato è un drastico ritorno al passato: accade a chi scrive di destra di subire trattamenti indigesti da parte di politici; capita che chi si pronuncia su argomenti tabù provochi imbarazzo ad amici e conoscenti di area; succede di essere emarginati solo in odore di fli e non «lacchè di Berlusconi»!
E con l’accusa di pensare di destra non trovi un cane che ti difenda e nessuno che si indigna per il trattamento riservato. Insomma, è stato creato un nuovo «arco costituzionale» di cui fa parte una nota nomenclatura e una certa nomea con la bava alla bocca nei confronti di chi è rimasto veramente di destra.
E così, dopo aver subìto un vero e proprio razzismo culturale della sinistra, ci tocca sottostare passivamente a un centrodestra senza un retroterra culturale, tollerare una dittatura di casta e di classe dirigente, soffrire di spartizione elettorale e territoriale e soprattutto cadere succube della «sindrome di Stoccolma» culturale nei confronti di chi «sdoganò» la Destra partitica.
Aleggia una censura palese e occulta, una discriminazione morale e quasi personale per chi parla, scrive, fa politica avendo idee di destra.
C’è evidentemente qualcosa che non funziona nel PdL : il circolo perpetuo che vizia il destino della destra è considerata la scusa; il macigno dell’indifferenza e del «complesso dei migliori» il mezzo per impedire ogni cambiamento; la libertà di pensiero e di parola tacciata di faccia tosta è il fine per non disturbare una nomenclatura senz’anima e una casta senza morale.
Questo modo di fare politica rappresenta il vostro limite di libertà,
ma anche la nostra tristezza di popolo.

domenica 20 febbraio 2011

UN PASSO AVANTI


Tra 2 anni l’era di Giovannelli & della sua Giunta terminera’, e chi ha a cuore il futuro del paese, come tutti noi, e chi ha la responsabilità, della politica e nella politica, dovrebbe cortesemente prendere nota della lezione storica che e’ emersa dagli ultimi 16-18 anni.
Cosi facendo la prossima volta eviteremo di litigare per anni, ritrovandoci miseramente al punto di partenza.

Stabilito che, non esistono unti dal Signore,il vero cambiamento politico in una democrazia avviene :
attraverso il faticoso percorso del dialogo e del ragionamento tra esperienze e culture diverse.
attraverso il dibattito e non le direttive di ordine aziendale.
attraverso il confronto con la società civile, e non a colpi di imposizioni di natura monarchica. (ogni riferimento è fortemente voluto)

Chiarito una volta per tutte, che in democrazia e’ lecito e salutare dissentire nel proprio partito e avere opinioni diverse dai propri leader,
e che non sono democratici quei movimenti politici che pretendono che i propri iscritti e simpatizzanti credano senza ragionare o dissentire:
E’ necessario ed è urgente che il PdL non sia solo uno slogan,
ma diventi veramente POPOLO DELLA LIBERTA’,
insieme partito del popolo e partito della libertà.


Vorrei partire nel mio ragionamento da una conversazione privata riportata dal Giornale:
«Troppi dirigenti pensano a difendere il loro piccolo orticello più che l’interesse generale del Pdl».
Troppo «egoismo»,troppe«delusioni».Anche da politici di prima fascia.
«Quasi, quasi
– continua ancora l’articolo - questo partito vien voglia di chiuderlo...».
Di certo, dopo le regionali «si azzera tutto» e si «ricomincia da capo».
Facce nuove e approccio nuovo.

E’ questo uno sfogo privato di Berlusconi,rimasto in verità solo sulla carta,ma precisa e crudele resta l’analisi sugli uomini e sul partito.


Oggi la questione fondamentale è capire se questo partito deve servire ad alcuni leader nazionali e ad altri del sottobosco politico locale per assurgere a posizioni di rilievo ed a ricoprire incarichi di prestigio o se invece deve sopravvivere come centro di aggregazione e di diffusione di idee, e trasformarsi in uno strumento al servizio della comunità.

“i partiti esistono non per se stessi ma per il popolo” sembra un’affermazione scontata di Konrad Adenauer, ma risulta assai meno ovvia se applicata all’ambito del centrodestra di Alba Adriatica di questo inizio di secolo.
Anche qui ogni riferimento è fortemente voluto.
Non occorre aggiungere altro.

In parole semplici abbiamo fortemente spinto per un’assemblea di tutto lo stato generale del centrodestra di Alba Adriatica, perché non vogliamo continuare sulla falsariga degli anni passati, aspettando il vento in poppa,il momento a favore,il carisma del capo,la benedizione dal cielo per un miracolo che ad Alba non è mai arrivato e mai arriverà se non si rimodella l’immagine del partito,se non si crea una struttura di base organizzata e sensibile,se non si ricompone un direttivo efficiente ed intelligente,aggregante e rispettoso delle diverse anime che lo compongono.

Anche perché dopo una gestione molto personalista della politica albense nel recente passato, e le continue e ventennali sconfitte alle comunali,nel partito regnano tensioni,divisioni e rivalse:
- si tende naturalmente a perdere la fiducia sulla conduzione del partito e vien meno la speranza sugli uomini di riferimento.
- si entra in crisi d’identità ed aumenta la propensione alla scissione, o alla voglia di altre strade,optando per nuove scelte ed opportunità.

Da molto tempo la politica pare ripiegata su se stessa,senza possibilità di uscire dal tunnel in cui è stata ricacciata anche certo negli ultimi tempi dai 2 coordinatori provinciali,ma soprattutto da soggetti locali in perenne lotta di supremazia,in sostanziale conflitto d’interesse,in oscura spartizione elettorale, in ignobili faide personali, che nulla hanno con una politica di popolo e di libertà,con una politica sociale ambiziosa e profondamente riformatrice.


Non c'è alternativa.
Serve una vera rivoluzione,una rivoluzione etica e culturale molto più profonda di quanto si pensi:
- Una rivoluzione nell’immagine del PdL con azzeramento delle responsabilità e dei soggetti che hanno gestito il centrodestra negli ultimi anni.
- Una rivoluzione etica e culturale nella politica,con una rilettura più spontanea e reale del tessuto civile di appartenenza,aperto a visioni diverse e moderne.
- Una rivoluzione di quella che in inglese chiamano vision work,e che trent’anni fa chiamavamo ‘studi di settore’, e che oggi si chiamano” think tank ”, i cosiddetti serbati pensanti, una struttura moderna, competente, trasparente, aperta alle nuove generazioni e alle nuove competenze.

Avanti dunque con i più intraprendenti,fuori le idee più coraggiose, un passo avanti alle anime più fervide e lucide,campo aperto ai cuori più onesti ed intatti.


Spero che ai ciechi e ai sordi non occorre ricordare che da tempo è suonata la campana a morto per una bella fetta del centrodestra, quella che non riesce proprio a riconoscere con onestà i propri errori e quindi si condanna a restare trent’anni indietro rispetto al resto della società.
Per anni ci hanno rifilato indicazioni falsate e scelte contraffatte,taggate con tesi obsolete e idee tarlate.
Per anni ci hanno mollato insegnamenti dannosi e candidature infedeli e innaturali,con finalità tendenziose e subdole.
E nulla di buono è venuto ai cittadini di Alba se non un portafoglio rigonfio ai pochi furbetti,che ogni tanto vedete parlottare in piazza a bassa voce tra di loro come amici di merenda,subdoli direttori d’orchestra di liste partigiane, imbonitori di popolo e ciarlatani di mestiere, sepolcri imbiancati con vangeli apocrifi e contraffatti.


La deriva che il centrodestra ha subìto in Alba Adriatica a opera di siffatta stirpe ha origine nel passato:
Negli anni fisiologicamente è degenerato in un dispotismo mite di pochi soggetti, che hanno lasciato la gran parte dei cittadini in un perpetuo stato di minorità.
Poi si sono preoccupati di assicurarsi il loro benessere fino al limite di levarci totalmente il fastidio di pensare e la fatica di scelta,mentre si spartivano il territorio e facevano gli affaracci loro.
Tra poco ci toglieranno la fatica di vivere e la fatica di votare,appena comprenderemo e faremo nostra la radicata convinzione che il partito non sia più la culla della democrazia,il luogo di aggregazione,la sorgente della politica, ma la negazione del diritto e della libertà e della partecipazione popolare.

La campana stonata del centrodestra da tempo annuncia la pazzia senile della volontà popolare, scandisce con i suoi lenti rintocchi la tabula rasa delle idee,ci accompagna inesorabilmente verso il deserto della politica e segna la fine della partecipazione dei cittadini alle scelte sul futuro.


E oggi questo sogno di un’assemblea generale, fortemente voluta,contro tutto e tutti,viene infranto e considerato inutile solo per il gusto di contrastare chi come noi invece la considera l’unica parentesi offerta per denunciare lo svuotamento progressivo del centrodestra albense attuato,a dimostrazione di quello che stiamo dicendo, dall’interno del PdL,sia da elementi locali che richiamano i bravi di manzoniana memoria,senza averne le palle, sia alla sclerosi che ha impedito ai 2 coordinatori di fare scelte e dare opportunità.


Lo ribadiamo per l’ennesima volta,e con chiarezza.
La chiamata a raccolta di tutte le anime del centrodestra albense rappresenta una delle ultime,se non l’ultima possibilità di azzeramento degli attriti e delle rivalse, per far prevalere la lealtà e non l’interesse, per reggere il peso gravoso di una vecchia politica in agonia, per tentare il disperato salvataggio di una caduta inevitabile di tutto il centrodestra ad Alba, per impedire il naufragio del PdL e la scomparsa di ogni speranza di ricostruzione di un pensiero politico al servizio del paese.
E,se guardiamo al presente,
alla diminuzione del tasso di eguaglianza nella politica,
al venir meno della partecipazione dei cittadini ai processi decisionali,
alla scomparsa della militanza non per interesse ma per lealtà,
al peso di una vecchia politica ormai in agonia,
a un sistema di scelta di rappresentanza e di dirigenza nella sostanza elitario per pochi e schiavizzante per tutti gli altri,
vediamo e poniamo un problema che bisogna risolvere, magari con gente disponibile e consapevole.
Dire che non lo risolveremo mai è fin troppo facile ed appartiene a tutta una corte vecchia e sorpassata, destinata prima o poi ad essere travolta.

E,se anche guardiamo al futuro,
alla trasformazione del PdL in superpower, in superpotenze a livello di coordinamento con inimmaginabili mezzi di controllo e comando direttamente al cuore pulsante delle masse che ruotano intorno al Popolo della libertà,
alla crescita nelle medie strutture di talune entità personificate alla stregua di superman, come quelle sottoposte a superlavoro da ben 25 voci tra incarichi e deleghe, una per ogni giorno del mese, domeniche escluse(non c’è biglietto da visita che possa contenerle tutte),
fino a livello locale alle macchiette da caporale che girano e rigirano come iene affamate sulle nostre contrade,utili idioti di pochi che creano disastri per i più,
indichiamo e denunciamo la nascita di un totalitarismo rovesciato o,meglio, rivolto verso l’interno,verso chi ne è più consapevole e responsabile.


Un totalitarismo dal volto mite,dalla strategia sofisticata che si serve di collaudati strumenti di manipolazione del consenso,che fa dei politici di professione un fidato e genuino interprete del popolo,ed è in grado di travestire le decisioni che scendono dall’alto in esigenze che salgono dal basso.
Il potere di persuasione,con i relativi apparati,dalla regione alla provincia e dalla provincia ai comuni, rappresenta pertanto l’arma più potente di questo mutante generato dal seno stesso della democrazia,non per rivoluzione bensì per spontanea evoluzione.


C’è chi ne è piu’ consapevole, chi meno, chi per nulla (purtoppo).
Ma cio’ non toglie il fatto che siamo tutti dentro questo sistema,un sistema fatto né da campi di concentramento,né persecuzioni di massa,né abolizione del diritto di voto, ma di consenso ibrido,di commistione pubbliche e private,di alleanze di reti,di apparati di controllo poderosi e potenti,di banche e affari,di monopòli e concessioni,di brutalità nascoste e relazioni convincenti.
Questa nuova creatura del totalitarismo si basa non sulla mobilitazione, ma sulla smobilitazione della base elettorale più giovane,quella dalle prospettive nuove e dalle idee temerarie,quella che meglio rappresenta il nuovo mondo e i suoi bisogni,quella più avanti,più innovativa,più rivoluzionaria e riformatrice.

Non una prospettiva futura, non un nuovo percorso, non una sola nuova idea ci potrà venire pertanto da questa classe dirigente che non sa cosa fare,se non indurre i cittadini all’indifferenza e spingerli ad assistere più che a partecipare alla vita politica, se non costringere la base più fertile del PdL a rimanere in casa e a non esporsi più di tanto.
Pur tuttavia ci vorrà del tempo, ma rimango convinto che questa diffusa acquiescenza nei confronti della oligarchia politica,nascosta dietro paraventi democratici,sarà spazzata via dallo scontento e dalla collera dei cittadini a favore di un maggior protagonismo e partecipazione ai processi decisionali collettivi nell’interesse della nostra comunità secondo i princìpi di dignità e libertà,che appartengono al popolo della libertà.

mercoledì 1 dicembre 2010

E-MAIL A MASSIMO DI GIACINTO Segretario prov. 'LA DESTRA'


Egr. Sig. Massimo,
sono venuto a conoscenza dai giornali locali e on-line della nomina di Massimo Censori a Segretario de “La Destra” in Alba Adriatica.

In verità la notizia mi era già pervenuta per vie traverse e da fonti non ufficiali,ma stentavo credere che il fiume in piena della politica potesse raggiungere anche nel versante di destra un tale livello di confusione e turbamento.
Ho sondato il territorio,sentito gli umori,parlato con la gente,ed anche ascoltato i pareri e guardato negli occhi la gente che diede larga fiducia e un consenso del 6,3 % alle politiche,e che oggi non meritano un trattamento scoraggiante nel metodo e inopportuno nella scelta.

Massimo Censori lavora come factotum/autista/portaborse del vice-presidente della Provincia di Teramo Dott. Renato Rasicci ed è facile intuire dietro il sipario il manovratore/stratega della scena locale che furbescamente occupa lo spazio politico lasciato vuoto ed incolto,da sfruttare come viagra in un eventuale orgasmo elettorale.
Le grandi performances politiche riescono se costruite dalle umili persone che hanno saputo conquistarsi un loro pezzetto di dignità e di utilità sociale e non cercano di rimediare alle negligenze, disponendo dove si può di qualche panchina riverniciata senza però i necessari alberi,o di qualche casetta isolata ristrutturata senza le necessarie piste:molte volte i progetti aridi devastano quello che di buono hanno fatto le persone di cuore. Pertanto andiamoci piano con gli orgasmi e ascoltiamo di più la voce del bisogno.


Ci piace sognare la politica,quella romantica,quella che si confrontava anche aspramente nelle sedi di campagna,molto spesso scantinati,con pareti che trasudavano passione, entusiasmo, speranza, stracolme di militanza soprattutto giovanile.
Ci piace tornare alla Politica,quella vera con la P maiuscola che sostituisce la politica di gomma e di facciata, quella che si confrontava,sugli ideali,sul futuro e sul passato,spesso in maniera aspra ma schietta,quasi sempre su panchine di periferia,circondate di passione e ideali.
Oggi sedi bellissime, nuovissime, piene di luce, computer, schermi televisivi, all’occorrenza prestate da apripista interessati,che sfiatati non mollano l’osso, ma purtroppo fredde e vuote,una testa di legno pronta a prostrarsi davanti al capetto di turno, unici argomenti: candidature, incarichi, ruoli di copertura,voti da riversare, che nulla hanno a che vedere con i problemi quotidiani del popolo, che intanto tira la cinghia.


L’investimento del Censori nel ruolo di Segretario con il compito di organizzare “La Destra” a livello locale,a partire da gennaio con la campagna di tesseramento,rende aria fritta la nostra idea di democrazia: da Atene dove quella che chiamiamo di solito ‘democrazia diretta’ si sviluppava in un complesso sistema di scelta a sorteggio, per assicurare una reale rappresentanza della società, si è passato all’affermazione di una ‘democrazia aristocratica’ basata sulla nobiltà,per poi finire in quella ‘democrazia d’élite’ che premiando i “migliori”,cioè quelli che si differenziavano per almeno una caratteristica dalla massa,finiva per non rappresentarla affatto;negli ultimi tempi la metastasi evolutiva ha sfornato la ‘democrazia partitocratica’, trasformatasi poi in ‘democrazia del pubblico’, dove cioè a decidere non è più l’apparato di partito,ma l’interazione tra opinione pubblica,sondaggi,carisma,populismo,finendo nella realtà per essere una poco rassicurante ‘democrazia delle vecchie mignotte’,che non è un’anomalia nel nostro caso locale, ma nella fase attuale un esempio rispondente della democrazia rappresentativa.


In sintesi la questione fondamentale è capire se il nuovo Segretario serve il partito “La destra” o al contrario, come temiamo, questo partito della destra serve il portaborse del vice-presidente provinciale;e più semplicemente sapere se “La Destra” in Alba Adriatica può sopravvivere quando si trasforma soltanto in uno strumento al servizio di qualcuno, o vive lo stesso quando rimane un centro di aggregazione su qualche panchina sverniciata magari senza nuove tecnologie ma più umana,
dove il militante torna ad essere protagonista,
dove la passione sostituisce l’affarismo politico,
dove ogni cittadino espone le sue idee,
dove il confronto è una ricchezza e non un pericolo,
dove ognuno risponde alla sua coscienza e non al capo che lo tiene sotto scopa,
dove cultura e formazione,merito e responsabilità sono cardini della classe dirigente.

I sistemi di potere,brutali,corrotti,avidi sono la cosa più comune della storia dell’umanità.

Nulla di nuovo.

Ci sono sempre stati: gli imperi coloniali, la schiavitù, la barbarie, l'Inquisizione, le tirannie, lo sfruttamento delle masse… Ma i popoli si sono organizzati, e li hanno sempre uno a uno spazzati via.

Lo hanno fatto quando non c'era la Tv, non c'era Internet, non c'erano le democrazie. Lo hanno fatto quando rischiavano la tortura, lo sterminio, la sparizione nelle fosse comuni, e quando non esisteva una giustizia di alcun tipo a tutelarli.

Ma lo hanno sempre saputo fare.

Il dramma del nostro tempo è che non siamo più capaci di farlo,non sappiamo più spazzarli via. Tutto qui.

E siamo i primi nella Storia a essere così pavidi.

Perché il dramma siete voi, noi, tutti noi e la nostra pavidità.

Senza astio verso nessuno … solo passione. Tanta passione.

lunedì 8 novembre 2010

DIMISSIONI DI FINI


"Anch'io mi chiedo - ha detto Fini - chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo. E' Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so. Gliel'ho chiesto con insistenza: ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me. E se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera".

Da: pierzac@alice.it (pierzac@alice.it)
A: <viafini@ilgiornale.it>

In seguito all'imbarazzante vicenda della casa di Montecarlo,lasciata in eredità ad AN e finita nella disponibilità del fratello della compagna di Gianfranco Fini,chiediamo che il Presidente della Camera rassegni immediatamente le dimissioni dalla carica che ricopre.
Firmato Zaccaretti Piero

9-ago-2010 16.48

martedì 26 ottobre 2010

AMO LE IDEE CHE DIVENTANO AZIONE


Qualche tempo fa avevo deciso di smettere di impegnarmi in politica, per il semplice motivo che troppe persone non riuscivano a distinguere il confine tra passione politica e passione d’interesse, tra ricerca di confronto e ricerca di profitto, tra fonte di idee e fonte di arricchimento, tra legittima appartenenza e volgare convenienza.
Ora torno a fare qualche uscita spinto dagli avvenimenti politici di questi ultimi tempi,convinto che i partiti, se ben usati, possono essere sorgente di arricchimento umano,civile e culturale e di confronto di idee ed esperienze esistenziali : se ben usati, appunto.
Consentitemi pertanto di iniziare con un autore che io e pochi altri amici amiamo citare spesso – Ezra Pound – che una volta ebbe a dire “Credo nelle Idee che diventano Azioni”: chiaro l’invito ad uscire dalla sterile professione teorica, per dedicarsi ai risultati oggettivi,per dirla in breve passare dalle parole ai fatti. Una velleità, sbandierata un giorno sì e l’altro pure dai nostri due fedelissimi coordinatori, un desiderio riscontrato quasi un anno fa in questa sede anche nelle ripetute dichiarazioni dei rappresentanti regionali del cosiddetto “Governo dei fatti”, che però sembra soltanto un efficace slogan non supportato dalle evidenze che pure evoca: e dimostra ancora una volta l’inutilità dell’esercizio verbale, quando resta fine a sé stesso.
Voglio sperare di essere stato compreso, nel mio invito.
Così come rischia di restare ‘lettera morta’ la manifestata volontà di affrancarci dalla differenza Destra-Centro o Centro-Destra nella quale amo riconoscermi (la volontà, non la differenza), ma che va accuratamente spiegata per non generare equivoci.
Il richiamo al superamento di concezioni ideologiche nate nel XIX secolo fa spesso storcere il naso a presunti “puristi” della nostra area, perché sembra preconizzare una sorta di ‘connivenza col nemico di ieri’, che invece è semmai soltanto una pacifica ‘convivenza’ con chi manifesta idee diverse. Il fatto, poi, che non ci si debba ossessivamente autocatalogare a destra o a centro, nasce dalla rilettura di un percorso ultracinquantennale, che oggi posso fare con serena maturità: quelli che erano i nostri Miti giovanili (rispettosamente citati con la M maiuscola) hanno rappresentato una falsariga,un modello,una strada sulla quale ci siamo mossi, un punto di riferimento per conferire il giusto valore alle cose della vita.
E in questo hanno esaurito – con successo – il loro compito.
Oggi, che siamo tutti cresciuti e possiamo definirci al di là delle rivendicazioni sociali e nazionali (perché le abbiamo comprese, chiarite e vissute, non certo perché le abbiamo tradite), aiutano a richiamare alla mia mente i fatti che hanno caratterizzato la mia vita giovanile, ma che oggi lasciano il posto ad esigenze nuove.
A 61 anni compiuti sento di aver terminato la mia personalissima traversata del deserto.
Che, sfruttando la facile metafora, somiglia moltissimo a quello “dei tartari” di buzzattiana memoria: al termine di trenta, avvincenti capitoli, il tenente Giovanni Drogo assapora la fine di un’attesa. Avvenuta non senza perdite, malattie e dolori, e che lo ha visto vivere una vita in cerca della grande occasione. Che per noi, come per lui, può anche non arrivare mai, ma che dalla nostra personalissima “Fortezza Bastiani” si dipana attraverso mille eventi. Per mostrarci infine il senso della nostra vita e riappacificarci con la Storia e con le sue implicazioni, anche ultraterrene.

Fuori da fumose meditazioni e inutili discussioni, dunque, e con idee chiare ed essenziali.
Senza fraintendimenti e senza più ghetti storico-intellettuali, quelli nei quali ancora si muovono i cosiddetti “malpancisti”, costretti talora ad accettare situazioni che suscitano irritazione e disagio ma che scambiano per coerenza la perenne e statica immutabilità, esteriore e di mera facciata. Una categoria questa dei sognatori ad oltranza non pericolosa,non prepotente ed insopportabile, che al massimo esauriscono il richiamo ai valori con periodici incontri conviviali, canti nostalgici e saluti romani. E che non biasimo, ma che non offrono proposte politiche degne di questo nome.
Dall’altro lato ci sono invece coloro che della politica hanno fatto una professione, e sfruttano demagogicamente e furbescamente le istanze altrui: sono quelli che si ergono a fustigatori di presunti valori traditi, ma che esprimono tutto il loro sdegno soltanto se – uscendo dalle segreterie di partito – non hanno ricevuto il favore ri-chiesto… Una sorta di “onore ad orologeria” quindi. Che arrivo anche talvolta a capire – pur in tutto il mio concreto cinismo – ma che non posso giustificare.
A tutti quelli che si stracciano le vesti e sprecano un’intera estate per rovistare da cima a fondo un appartamentino di Montecarlo, o sbirciare nella serratura o dentro al letto,magari perdendo occasioni di portata storica, a questi non posso certo perdonare la colpa di essersi prodigati a cercare pagliuzze. Mentre sottacciono le travi dell’edonismo e dell’affarismo che invece appaiono chiare a chi, da sempre impegnato in un’area politica, è giustamente nauseato dall’uso che viene fatto del proprio consenso elettorale.
E’ per questo che riprendo penna, mouse e tastiera e torno a farmi sentire.
Terminato il letargo, sarò ben felice di dialogare con chi avrà il piacere di farlo. Ma, come sottolineato in premessa, rifiutandomi di farlo con chi sceglierà di scendere sul terreno dell’insulto ideologico, dell’ipocrisia, del tornaconto personale, del peso elettorale e del valore nominale. Un terreno al quale ho sempre preferito quello del confronto faccia a faccia. E – se non temessi di essere frainteso – considero una perdita di tempo, come invece spesso avviene, urlare ad alta voce professioni di “cameratismo”, e stringere avambracci per ribadire un’identità: basta comportarsi di conseguenza, per rimanere tali.

Nei fatti, non a parole.
Le righe che seguono vorrebbero essere un contributo affinché le falle che si stanno aprendo nel grande vascello salpato dal predellino 2 anni fa non portino al naufragio di un’altra grande, quanto vitale, speranza.
Detto ciò, riconosco la vitale importanza dell’esistenza oggi di questo contenitore nel centrodestra, certificato con un’ampia maggioranza parlamentare da un elettorato che aveva individuare nel PdL un Movimento della società civile capace di proporre modelli, idee, visioni, progetti sociali di esistenza e di sviluppo umano. Tuttavia, io vedo il suddetto Movimento,come struttura di vertice e di base,come rappresentanza al vertice e alla base,talora come idea in se di riforma istituzionale e sociale,ricalcare alcune delle modalità di azione che hanno portato altre esperienze,come i promotori della libertà o azione giovani, al sostanziale ed inesorabile fallimento.
Premetto e preciso, a scanso di fraintendimenti, che il PdL e le sue mille derivazioni sono fenomeni di una importanza straordinaria, oserei dire imprescindibili per il nostro futuro, ma proprio per questo vanno tutelati e monitorati con grande attenzione critica. Una volta c’erano le correnti. Adesso ci sono gli aggregatori, le associazioni, le fondazioni, qualcuno le chiama anime, qualcun altro componenti, meglio evitare il termine correnti, Berlusconi le ha definite “metastasi della politica”,e nel calderone anche i giornali d’area e di opinione.
Immagino che a molti il pensiero corra spontaneo alle Fondazione di Farefuturo, a Area nazionale, a Spazio aperto o Generazione italia o anche alla Fondazioni Magna Carta presieduta dall’onorevole Gaetano Quagliariello, a Liberamente di Mariastella Gelmini, e poi gli ex-aennini, gli ex-forzisti, gli ex-democristiani di Rotondi e Giovanardi, i circoli e i Team della libertà (promotori della libertà), e dulcis in fundo il variegato popolo dei social forum, che è visto oggi come una grande svolta inedita, dove riporre la speranza. E questa speranza riempie l’anima dei suoi sostenitori con l’effetto inebriante di un miraggio,e il miraggio diviene certezza,certezza che una nuova politica è in costruzione e che la società si può cambiare. Sarebbe bello se fosse così,ma la mia sensazione è che anche questo sia destinato a un assai probabile fallimento e,per ragioni precise, a un miraggio che tarda a divenire certezza,a un contatto che non si consolida,a un semplice scambio di file che non cambia la realtà e non costruisce niente di nuovo nella società civile.
Per arginare una valanga mostruosa di queste dimensioni e di questa potenza,è imperativo qui una riflessione radicale sui nostri metodi d’azione,che non può prescindere dalla strada maestra del contatto con la gente comune nei luoghi della gente comune,perché questo è un movimento di popolo fatto dal popolo per il popolo con il popolo e non appartiene a nessuno di noi in particolare,come qualcuno pensa:non appartiene a me,né a te,né a noi,né a loro formarci in un esercito compatto, disciplinato, immensamente abile nella comunicazione, al lavoro sempre e ovunque, a CONTATTO CON LA GENTE COMUNE nei luoghi della gente comune, implacabili, pazienti, per tentare di creare un consenso nel corpo sociale e civile.
E’ una strada in salita, poiché si tratta di ricompattare gruppi di persone a scelte coraggiose, a rinunce di tornacondo, a visioni più realistiche della politica, a mutazioni importanti di comportamento, alla capacità di saper fare un passo indietro e a saper vedere però la convenienza finale di un progetto più in equilibrio. Per fare ciò dobbiamo mettere da parte le differenze che separano i gruppi che formano il Movimento, dobbiamo rinunciare ai nostri individualismi per un fronte comune, unico, compatto, disciplinato, implacabile, di attivisti al lavoro ovunque.
Non c’è altra strada.
Oggi, se si ha l’onestà di guardarsi negli occhi prima che in tasca, di osservare come si vive l’impegno politico, come viene gestito il partito al livello locale, come viene consumato il consenso della gente, la realtà presente spazza via gli entusiasmi, i buonismi, gli slanci egualitari, gli ottimismi e rivela con crudeltà la trappola con cui si è speso e macinato il consenso popolare.


Cosa abbiamo cambiato ? Cosa abbiamo combinato ?


Diciamocelo senza chiasso,senza clamore,senza bandiere colorate o steccati del passato.


In silenzio. Ma che tristezza, che spreco di speranza. Peccato.

giovedì 21 ottobre 2010

LE PAROLE CHE...CONTANO


ABORTO
Io sono contro. Uccidere un essere Umano prima che nasca è inammissibile. È una dimostrazione di impazienza(Roland Topor)
AMORE
Vitalità dell’amore: non è possibile,senza commettere un’ingiustizia,parlare male di un sentimento che è sopravvissuto al romanticismo e al bidet (Cioran)
AMOR PROPRIO
Il mio amor proprio è defunto nel naufragio dell’interesse che nutrivo per gli uomini (Chamfort)
ASTRATTO
Quanta gente è astratta solo per apparire profonda! (Joseph Joubert)
BELLEZZA
Potere esecutivo (Georges Henein)
CENSURA
La censura è la tassa che lo scrittore paga al pubblico per diventare famoso(Jonathan Swift)
CONTRADDIRE
Sono rari coloro che meritano di essere contraddetti (Ernst Jünger)
CONTRONATURA
Si dice che è contronatura ciò che va contro la consuetudine(Montaigne)
DELUSIONE
Da ogni essere umano, me compreso,mi aspetto il peggio, e raramente sono stato deluso (Johann Nestroy)
DEMOCRAZIA
Democrazia significa semplicemente far bastonare il popolo dal popolo in nome del popolo (Oscar Wilde)
DIO
Se Dio esistesse,lo si saprebbe (Michel Contat)
ESISTENZA
Si passa la giovinezza a far credere di essere uomini. L’età adulta a far credere di essere felici quando invece non lo si è. La vecchiaia a far credere di non essere rimbambiti quando invece lo si è (Henry de Montherlant)
FELICITÀ
La felicità non esiste. Di conseguenza non ci resta che essere felici senza(Jerry Lewis)
ILLUSIONI
Ostentare di averne molte;lamentarsi di ciò che ce le ha fatte perdere(Gustave Flaubert)
INTELLIGENZA
L’intelligenza è la facoltà grazie alla quale capiamo finalmente che tutto è incomprensibile(Maurice Maeterlink)
IO
L’«io» è odioso,ma stiamo parlando di quello degli altri (Pascal)
LAVORO
Bisogna lavorare, se non per piacere,almeno per disperazione visto che,dopotutto,lavorare è meno noioso che divertirsi(Charles Bauelaire)
MISANTROPIA
È l’uomo che sono che mi rende misantropo(Jules Renard)
SENSO DI COLPA
Nel senso di colpa alberga una presunzione smisurata (Jacques Rigaud)
UMILTÀ
L’umiltà è l’arroganza del povero(Jules Renard)
VIRTÙ
L’utilità della virtù è talmente palese che le persone malvagie la praticano per interesse (Vauvenargues)

COSI' SI UCCIDE NELL'UOMO IL SOGNO DI DIVENTARE PADRE


Nell’antico diritto romano il Pater aveva potestà di vita o di morte su tutti i membri della famiglia.
L’atto della nascita,quella vera per Il diritto così,importante per i romani,non era neppure il parto.
Bensì il momento in cui il pater sollevava il bambino o la bambina, che in quel momento acquisiva i diritti del libero cittadino.
Quell’estremo atto di un padre padrone di cui la cultura patriarcale e maschilista serba ricordi e detta civiltà,sembra essere transitata nell’eterno moto del pendolo nel suo estremo contrario.
La storia del giovane padre,che in verità non è né il primo né l’ultimo a non poter fare nulla per difendere il prodotto del proprio,almeno per metà,concepimento,è emblematica. Per un complesso di fattori storici e culturali, le donne hanno conquistato il pieno possesso dell’atto della generazione della vita.
Vita che è diventata anziché un fatto giuridico e sociale riguardante la famiglia,un elemento prevalentemente somatico. Una sorta di propagazione e d’estensione del corpo della donna che,e oggi ci pare ovvio,non può contenere neanche per un attimo ciò che non gradisce completamente.
Questa norma delle leggi sull’interruzione della gravidanza infatti affida entro il terzo mese e oltre il terzo mese con una dichiarazione di danno per la salute della donna, la piena sovranità a lei sull’interruzione della gravidanza.
Nulla può fare oggi un padre,perfino dentro un matrimonio legittimamente celebrato per difendere le ragioni della vita che già pulsa nel grembo della propria compagna.
Credo che sarebbe ben triste però che una vicenda così drammatica,ma anche così tenera,si fermasse nella contemplazione di questa ingiusta e tragica asimmetria.

La nascita in nessun modo può essere considerata il prodotto di una pianificazione o di una programmazione.
Uno degli eventi che può sconvolgere tutte le nostre programmazioni,tutte le nostre pianificazioni e tutti i nostri calcoli,presunti e razionali,ideali,o miserabili,può essere,per esempio, la scoperta di essere portatore di una grave malattia. Così come la coperta che un nostro figlio soffre di un grave problema psichico.
Ma scoprire di essere innamorati,è senz’altro anche una buona notizia
Infatti la scoperta di attendere un figlio rappresenta il massimo del sorriso della vita e di Dio. Quando una vita irrompe nella vita di altre due vite, ma anzi in quelle di tutta l’umanità, non può che essere comunque una festa. È il segno di quella continuità e di quella dimensione che soltanto un’accoglienza, che il cuore delle donne peraltro ben conosce, può completamente vivere e comprendere.
L’interruzione di gravidanza è tragicamente in sé una piaga. E lo è soprattutto per la sensibilità delle donne.
Quando una donna sceglie nella prospettiva di una valutazione razionale o di utilità su di sé o sul tipo di rapporto di coppia di stroncare la vita che porta in grembo le conseguenze sono sempre drammatiche.
Sono le donne a saperlo per prime.


Allora in questa piccola terribile storia io credo che ci sia una morale.
Quella vita in arrivo è più forte di qualsiasi dubbio, è più forte di qualsiasi incertezza, è più forte di qualsiasi presunta pianificazione.
In un mondo in cui ormai soltanto i poveri sembrano accogliere la vita,per noi le case sono sempre troppo strette e i portafogli troppo sottili per potere accettare coloro che rappresentano il futuro.
Ma se noi perdiamo questa dimensione amorevole e divina dell’accoglienza della vita, per l’umanità non c’è futuro.
Tutto diventa il risultato di un calcolo sterile e d’inevitabilmente assassino. Proprio perché interrompere migliaia di vite, cosa che accade ogni giorno nei tritarifiuti degli ospedali è davvero il tragico olocausto del nostro tempo.
Un olocausto silenzioso ma non per questo meno inquietante.

COSI' IL WEB SOTTOMETTE L'INDIVIDUO ALLA MASSA


Wikipedia, Facebook e Google hanno fatto la rivoluzione sbagliata: quella tecno-maoista.
Parola di Lanier, inventore della realtà virtuale

Benvenuti nell’era del totalitarismo digitale.
Il web doveva essere una splendida opportunità per sviluppare le potenzialità dell’individuo.
Invece ha preso un’altra strada, quella del «maoismo» informatico, in cui l’accento cade sempre sulle parole «collettivo» e «tecnologia»; mai su «individuo» e «libertà».
Tesi radicale sostenuta da un pioniere del web, Jaron Lanier,
Il tipo non è certo sospettabile di essere un «luddista» (contrario all’introduzione delle macchine e delle tecnologie), tanto meno per partito preso. Nato a New York nel 1960, si è inventato la«realtà virtuale» (formula di suo conio) applicandola con successo alla fisica,alla neuroscienza e alla medicina. Lanier era in prima fila quando la connessione a internet era limitata ai centri universitari, l’aspetto grafico ancora da decidere,i motori di ricerca inesistenti.
Collegarsi a un sito significava all’epoca compilare un lunghissimo numero prelevato da un faldone simile a un elenco telefonico.
Allora,racconta lui, i giochi erano aperti.
Oggi non più.
Le scelte iniziali, per una serie di complicate ragioni informatiche,sono diventate standard ai quali non è possibile sfuggire.
E NEI QUALI E' RIMASTA INTRAPPOLATA UNA GROSSA PREDA : L'UOMO.


Secondo Lanier i «totalitari cibernetici» o «maoisti-digitali» provengono dalla cultura del no copyright, dalla comunità di Linux (il sistema operativo nato dal libero contributo di ricercatori di tutto il mondo), dai cultori delle Intelligenze Artificiali, dai profeti del cosiddetto web 2.0 (lo sviluppo della rete basato sulla «collaborazione» sito-utente, ad esempio i Social Network,Youtube,ecc.), dagli innamorati di Wikipedia.
Tutti quanti enfatizzano il ruolo della massa rispetto all’individuo, e credono che «una coscienza collettiva emerga dagli utenti del web, riecheggiando così alcune tesi marxiste e freudiane».
Ma enfatizzare il ruolo della massa «significa sminuire quello degli individui», ridotti all’anonimato e insieme violati nella privacy proprio come accade nei regimi socialisti. Questa mentalità si spinge fino a tecno-deliri che dipingono scenari da film eppure, come testimonia Lanier, radicati anche e soprattutto nella comunità scientifica.
C’è chi crede «che internet stesso possa prendere vita e diventare una creatura sovrumana» (di questo sarebbe convinto Larry Page, fondatore di Google).
Oppure che le macchine, tra meno di vent’anni,prenderanno coscienza di se stesse,motivo per cui dovremo trovare un modo di convivere (teoria di Ray Kurzweil, importante inventore e guru del trans-umanesimo).
Oppure,ancora, che l’uomo opterà per l’immortalità digitale,cioè scaricherà in rete, come un software, il proprio cervello e la propria memoria abbandonando il corpo alla sua sorte (ancora Kurzweil).


Qualche esempio concreto degli obiettivi polemici: Lanier contesta l’idea che sul web tutto debba essere gratuito, anche le opere d’ingegno come libri e musica. E vede come il fumo negli occhi le forme d’arte tipiche della rete, il remix e la cover, basate sul riutilizzo di materiale altrui.
Infatti tutelare la proprietà intellettuale col copyright significa difendere il punto di vista individuale, «cosa che non è tra le priorità della nuova ideologia tecno-culturale».
Lanier non risparmia bordate al mito dell’informazione via blog: la selva di siti finisce (con le dovute eccezioni) col creare la confusione ideale per nascondere i fatti: «Avremo più bloggers e meno Woodwards e Bernsteins» (i due giornalisti del famoso «Watergate»).
Nel libro “ La rivoluzione di Wikipedia “ (Codice edizioni) di Andrew Lih, amministratore dell’edizione inglese della enciclopedia on line e gratuita,si racconta la storia di Wikipedia,che, nata nel 2004, oggi ha raggiunto la milionesima voce.


LA «RIVOLUZIONE» NON STA NELLA MOLE MA NELL'IDEOLOGIA ALLA BASE DEL PROGETTO : I contenuti sono generati dagli stessi utenti del sito e la possibilità di compilare (o modificare) una voce è aperta a tutti. L’intero sapere è così «sottoposto all’esame di centinaia di migliaia di persone (i suoi 60 milioni di accessi al giorno la rendono uno degli 8 siti più visitati al mondo)». E i «wikipediani»si definiscono «una comunità globale» accomunata dall’intento «di rendere libera la conoscenza».
Secondo Lanier, Wikipedia invece è una aberrazione fondata sulla leggenda che il sapere collettivo sia inevitabilmente superiore alla conoscenza del singolo esperto e che la quantità di informazioni,superata una certa soglia, sia destinata a trasformarsi automaticamente in qualità.
C’è dell’altro.
La tecnologia, giorno per giorno, cambia radicalmente chi ne usufruisce. L’immagine dell’uomo restituita dalla rete segue una logica binaria: uno - zero, sì - no,bianco - nero. Una semplificazione che alla lunga impoverisce l’idea stessa di persona.
«Quando lo sviluppatore di una tecnologia digitale disegna un programma che ti chiede di interagire con la macchina come se fosse una persona, ti chiede di accettare, in qualche angolo remoto del cervello,che anche tu puoi essere concepito come un programma».
Per questo le nuove generazioni cresceranno «con un’idea riduttiva di ciò che è una persona».
Esempio di Lanier: i Social Network banalizzano il concetto d’amicizia e chiedono all’utente di riassumere la propria personalità in quattro parole.
Si direbbe soltanto un bel gioco.
Date tempo al tempo,dice Lanier,e quelle quattro parole diventeranno davvero la nostra identità.

PD-UDC: REBUS INSOLUBILE


Il problema è che

il Pd ha una base più a sinistra del vertice,

e l'Udc una base più a destra del vertice.

L'alleanza è quasi impossibile

PALLA DI CRISTALLO...SUL FUTURO



Cosa accadrà all’informazione quando Google, il motore di ricerca internet più noto, si comprerà per un dollaro la testata del quotidiano più autorevole d’America,il New York Times?
E come reagirà il Mondo occidentale quando tra pochi anni tutti i Nobel saranno assegnati a scrittori, economisti e scienziati provenienti dall’Asia: Cina, India, Giappone, Singapore?
Che fine farà l’Unione europea quando Gazprom, il colosso russo dell’energia, lancerà un’Opa sulle concorrenti francesi, italiane, ecc.?
Quanto potranno resistere gli Stati nazionali dopo La proclamazione dell’indipendenza della Scozia?
Sono alcuni degli scenari disegnati da politologi che trasformano le sfide del futuro ormai prossimo in fanta-cronache tanto divertenti quanto inquietanti.
Un giorno non troppo lontano Parigi, Londra, Berlino, Madrid, Roma e Bruxelles saranno attraversate da un corteo pacifico e silenzioso composto da «uomini, ovviamente bianchi, di estrazione piccolo borghese,gioiosi ma determinati,estranei a ogni forma di misoginia e razzismo».
Nel calderone della protesta,essi butteranno i debiti lasciati loro in eredità dalle generazioni precedenti e la sensazione di essere vittime delle pari opportunità.
Un modo tagliente di affermare che la tutela delle minoranze (sacrosanta,a scanso di equivoci) non può diventare una forma di malinteso comunitarismo e che la discriminazione «positiva» non deve superare certi limiti tramutandosi in vantaggio smaccato.
Come recita una battuta cinica circolante in America: il futuro è delle donne nere paralitiche perché rientrano in tre minoranze protette.
Se la strada è questa, prepariamoci a dire addio alla vera solidarietà,sarà rimpiazzata dal rancore trattenuto a stento da leggi «cieche e sintetiche».
Questi eventi si lasciano racchiudere in alcune tendenze di fondo: l’emergere prepotente dell’Asia e della Russia a danno dell’Europa;l’insicurezza dettata dal terrorismo e da regimi totalitari quali l’Iran; il trionfo delle tecnologie digitali; lo sgretolamento degli Stati stritolati da una parte dalla globalizzazione e dall’altra dal risorgere delle identità locali.
Tra tutti i «cataclismi» immaginati, il più probabile è l’acquisizione del New York Times da parte di Google. Fatto che metterà la parola fine al giornalismo così come lo conosciamo.
La testata darà autorevolezza all’attuale aggregatore online di notizie noto come «Google News».
La versione cartacea non scomparirà del tutto ma diventerà un costoso prodotto di lusso riservato alle élite. I cronisti con penna e taccuino spariranno quasi completamente, le redazioni saranno specializzate nello stabilire gerarchie fra le notizie provenienti dalle fonti più disparate e nell’offrire all’utente un ampio ma personalizzato carnet di link ad altri siti d’opinione.
Altro«cataclisma»dato quasi per sicuro da molti, è un attacco israeliano alle installazioni nucleari iraniane, cosa che darà il via alla più grave delle crisi internazionali.
Sugli esiti della quale la palla di cristallo sembra non essere di grande aiuto. Le mosse israeliane sono infatti prevedibili,quelle iraniane molto meno.
Si è molto critici verso la politica di Israele, in cui si vede in azione la «psicosi dell’annientamento».
A dire il vero,sembra una psicosi con fondate ragioni nell’odio che circonda l’unica democrazia del Medio Oriente.
E non sarà certo la forza diplomatica dell’Europa (tantomeno quello inesistente della Francia o dell’Italia) a cambiare le cose.
Il tempo darà una risposta a tutti gli eventi immaginati.