Chi più di me può affermare che il tempo passa veloce e il passato è morto e sepolto e non torna più. Del resto ci hanno insegnato che il tempo è una freccia, che procede sempre in avanti verso un radioso avvenire.
Falso.
Mi hanno anche insegnato il significato dell’eterno ritorno di Friedrich Nietzsche e la necessità di vivere "qui e ora" nell'attimo presente l’eterno ritorno del già detto, del già fatto, del sempre uguale. Il tempo è circolare, torna su se stesso, e in verità è quel passato che non passa mai.
Stanno ritornando gli anni Settanta per il clima ideologico e politico fazioso e intollerante. È inquietante ma è così. Chi ha vissuto quel periodo ne riconoscerà tutti i sintomi, anni in cui essere «di destra» era una colpa e ti imprimeva addosso un marchio negativo per cui venivi emarginato, un segno di disapprovazione sociale per cui non potevi parlare in pubblico, e se scrivevi qualcosa «di destra» eri guardato male.
Ma quelli, si dirà, erano gli anni peggiori della cosiddetta contestazione, erano gli «anni di piombo», gli anni del «conflitto a bassa intensità»...
È trascorsa ben più di una generazione eppure sembra che quel disgraziato e sanguinoso periodo, da quasi quaranta anni alle nostre spalle, si stia replicando nel modo più paradossale.
Non è solo colpa della sinistra.
La sinistra non ci ha mai accettato e, soprattutto da quando il leader del centrodestra è Silvio Berlusconi, ci ha sempre mal sopportata, e col tempo si è vieppiù incarognita, ed oggi l’antifascismo, a braccetto con l’antiberlusconismo, anziché attenuarsi, è più violento che mai.
Tutto normale? Affatto!
E’ anche colpa di questo PdL. E di chi ne possiede le chiavi.
Oggi essere berlusconiani vuol dire essere anche ostili a tutto quanto sia - venga dal PdL etichettato - «di destra». Il risultato è un drastico ritorno al passato: accade a chi scrive di destra di subire trattamenti indigesti da parte di politici; capita che chi si pronuncia su argomenti tabù provochi imbarazzo ad amici e conoscenti di area; succede di essere emarginati solo in odore di fli e non «lacchè di Berlusconi»!
E con l’accusa di pensare di destra non trovi un cane che ti difenda e nessuno che si indigna per il trattamento riservato. Insomma, è stato creato un nuovo «arco costituzionale» di cui fa parte una nota nomenclatura e una certa nomea con la bava alla bocca nei confronti di chi è rimasto veramente di destra.
E così, dopo aver subìto un vero e proprio razzismo culturale della sinistra, ci tocca sottostare passivamente a un centrodestra senza un retroterra culturale, tollerare una dittatura di casta e di classe dirigente, soffrire di spartizione elettorale e territoriale e soprattutto cadere succube della «sindrome di Stoccolma» culturale nei confronti di chi «sdoganò» la Destra partitica.
Aleggia una censura palese e occulta, una discriminazione morale e quasi personale per chi parla, scrive, fa politica avendo idee di destra.
C’è evidentemente qualcosa che non funziona nel PdL : il circolo perpetuo che vizia il destino della destra è considerata la scusa; il macigno dell’indifferenza e del «complesso dei migliori» il mezzo per impedire ogni cambiamento; la libertà di pensiero e di parola tacciata di faccia tosta è il fine per non disturbare una nomenclatura senz’anima e una casta senza morale.
Questo modo di fare politica rappresenta il vostro limite di libertà,
