lunedì 11 aprile 2011

LA NOSTRA TRISTEZZA DI POPOLO


Chi più di me può affermare che il tempo passa veloce e il passato è morto e sepolto e non torna più. Del resto ci hanno insegnato che il tempo è una freccia, che procede sempre in avanti verso un radioso avvenire.
 Falso.
Mi hanno anche insegnato il significato dell’eterno ritorno di Friedrich Nietzsche e la necessità di vivere "qui e ora" nell'attimo presente l’eterno ritorno del già detto, del già fatto, del sempre uguale. Il tempo è circolare, torna su se stesso, e in verità è quel passato che non passa mai.
Stanno ritornando gli anni Settanta per il clima ideologico e politico fazioso e intollerante. È inquietante ma è così. Chi ha vissuto quel periodo ne riconoscerà tutti i sintomi, anni in cui essere «di destra» era una colpa e ti imprimeva addosso un marchio negativo per cui venivi emarginato, un segno di disapprovazione sociale per cui non potevi parlare in pubblico, e se scrivevi qualcosa «di destra» eri guardato male.
Ma quelli, si dirà, erano gli anni peggiori della cosiddetta contestazione, erano gli «anni di piombo», gli anni del «conflitto a bassa intensità»...
È trascorsa ben più di una generazione eppure sembra che quel disgraziato e sanguinoso periodo, da quasi quaranta anni alle nostre spalle, si stia replicando nel modo più paradossale.
Non è solo colpa della sinistra.
La sinistra non ci ha mai accettato e, soprattutto da quando il leader del centrodestra è Silvio Berlusconi, ci ha sempre mal sopportata, e col tempo si è vieppiù incarognita, ed oggi l’antifascismo, a braccetto con l’antiberlusconismo, anziché attenuarsi, è più violento che mai.
Tutto normale? Affatto!
E’ anche colpa di questo PdL. E di chi ne possiede le chiavi.
Oggi essere berlusconiani vuol dire essere anche ostili a tutto quanto sia - venga dal PdL etichettato - «di destra». Il risultato è un drastico ritorno al passato: accade a chi scrive di destra di subire trattamenti indigesti da parte di politici; capita che chi si pronuncia su argomenti tabù provochi imbarazzo ad amici e conoscenti di area; succede di essere emarginati solo in odore di fli e non «lacchè di Berlusconi»!
E con l’accusa di pensare di destra non trovi un cane che ti difenda e nessuno che si indigna per il trattamento riservato. Insomma, è stato creato un nuovo «arco costituzionale» di cui fa parte una nota nomenclatura e una certa nomea con la bava alla bocca nei confronti di chi è rimasto veramente di destra.
E così, dopo aver subìto un vero e proprio razzismo culturale della sinistra, ci tocca sottostare passivamente a un centrodestra senza un retroterra culturale, tollerare una dittatura di casta e di classe dirigente, soffrire di spartizione elettorale e territoriale e soprattutto cadere succube della «sindrome di Stoccolma» culturale nei confronti di chi «sdoganò» la Destra partitica.
Aleggia una censura palese e occulta, una discriminazione morale e quasi personale per chi parla, scrive, fa politica avendo idee di destra.
C’è evidentemente qualcosa che non funziona nel PdL : il circolo perpetuo che vizia il destino della destra è considerata la scusa; il macigno dell’indifferenza e del «complesso dei migliori» il mezzo per impedire ogni cambiamento; la libertà di pensiero e di parola tacciata di faccia tosta è il fine per non disturbare una nomenclatura senz’anima e una casta senza morale.
Questo modo di fare politica rappresenta il vostro limite di libertà,
ma anche la nostra tristezza di popolo.

domenica 20 febbraio 2011

UN PASSO AVANTI


Tra 2 anni l’era di Giovannelli & della sua Giunta terminera’, e chi ha a cuore il futuro del paese, come tutti noi, e chi ha la responsabilità, della politica e nella politica, dovrebbe cortesemente prendere nota della lezione storica che e’ emersa dagli ultimi 16-18 anni.
Cosi facendo la prossima volta eviteremo di litigare per anni, ritrovandoci miseramente al punto di partenza.

Stabilito che, non esistono unti dal Signore,il vero cambiamento politico in una democrazia avviene :
attraverso il faticoso percorso del dialogo e del ragionamento tra esperienze e culture diverse.
attraverso il dibattito e non le direttive di ordine aziendale.
attraverso il confronto con la società civile, e non a colpi di imposizioni di natura monarchica. (ogni riferimento è fortemente voluto)

Chiarito una volta per tutte, che in democrazia e’ lecito e salutare dissentire nel proprio partito e avere opinioni diverse dai propri leader,
e che non sono democratici quei movimenti politici che pretendono che i propri iscritti e simpatizzanti credano senza ragionare o dissentire:
E’ necessario ed è urgente che il PdL non sia solo uno slogan,
ma diventi veramente POPOLO DELLA LIBERTA’,
insieme partito del popolo e partito della libertà.


Vorrei partire nel mio ragionamento da una conversazione privata riportata dal Giornale:
«Troppi dirigenti pensano a difendere il loro piccolo orticello più che l’interesse generale del Pdl».
Troppo «egoismo»,troppe«delusioni».Anche da politici di prima fascia.
«Quasi, quasi
– continua ancora l’articolo - questo partito vien voglia di chiuderlo...».
Di certo, dopo le regionali «si azzera tutto» e si «ricomincia da capo».
Facce nuove e approccio nuovo.

E’ questo uno sfogo privato di Berlusconi,rimasto in verità solo sulla carta,ma precisa e crudele resta l’analisi sugli uomini e sul partito.


Oggi la questione fondamentale è capire se questo partito deve servire ad alcuni leader nazionali e ad altri del sottobosco politico locale per assurgere a posizioni di rilievo ed a ricoprire incarichi di prestigio o se invece deve sopravvivere come centro di aggregazione e di diffusione di idee, e trasformarsi in uno strumento al servizio della comunità.

“i partiti esistono non per se stessi ma per il popolo” sembra un’affermazione scontata di Konrad Adenauer, ma risulta assai meno ovvia se applicata all’ambito del centrodestra di Alba Adriatica di questo inizio di secolo.
Anche qui ogni riferimento è fortemente voluto.
Non occorre aggiungere altro.

In parole semplici abbiamo fortemente spinto per un’assemblea di tutto lo stato generale del centrodestra di Alba Adriatica, perché non vogliamo continuare sulla falsariga degli anni passati, aspettando il vento in poppa,il momento a favore,il carisma del capo,la benedizione dal cielo per un miracolo che ad Alba non è mai arrivato e mai arriverà se non si rimodella l’immagine del partito,se non si crea una struttura di base organizzata e sensibile,se non si ricompone un direttivo efficiente ed intelligente,aggregante e rispettoso delle diverse anime che lo compongono.

Anche perché dopo una gestione molto personalista della politica albense nel recente passato, e le continue e ventennali sconfitte alle comunali,nel partito regnano tensioni,divisioni e rivalse:
- si tende naturalmente a perdere la fiducia sulla conduzione del partito e vien meno la speranza sugli uomini di riferimento.
- si entra in crisi d’identità ed aumenta la propensione alla scissione, o alla voglia di altre strade,optando per nuove scelte ed opportunità.

Da molto tempo la politica pare ripiegata su se stessa,senza possibilità di uscire dal tunnel in cui è stata ricacciata anche certo negli ultimi tempi dai 2 coordinatori provinciali,ma soprattutto da soggetti locali in perenne lotta di supremazia,in sostanziale conflitto d’interesse,in oscura spartizione elettorale, in ignobili faide personali, che nulla hanno con una politica di popolo e di libertà,con una politica sociale ambiziosa e profondamente riformatrice.


Non c'è alternativa.
Serve una vera rivoluzione,una rivoluzione etica e culturale molto più profonda di quanto si pensi:
- Una rivoluzione nell’immagine del PdL con azzeramento delle responsabilità e dei soggetti che hanno gestito il centrodestra negli ultimi anni.
- Una rivoluzione etica e culturale nella politica,con una rilettura più spontanea e reale del tessuto civile di appartenenza,aperto a visioni diverse e moderne.
- Una rivoluzione di quella che in inglese chiamano vision work,e che trent’anni fa chiamavamo ‘studi di settore’, e che oggi si chiamano” think tank ”, i cosiddetti serbati pensanti, una struttura moderna, competente, trasparente, aperta alle nuove generazioni e alle nuove competenze.

Avanti dunque con i più intraprendenti,fuori le idee più coraggiose, un passo avanti alle anime più fervide e lucide,campo aperto ai cuori più onesti ed intatti.


Spero che ai ciechi e ai sordi non occorre ricordare che da tempo è suonata la campana a morto per una bella fetta del centrodestra, quella che non riesce proprio a riconoscere con onestà i propri errori e quindi si condanna a restare trent’anni indietro rispetto al resto della società.
Per anni ci hanno rifilato indicazioni falsate e scelte contraffatte,taggate con tesi obsolete e idee tarlate.
Per anni ci hanno mollato insegnamenti dannosi e candidature infedeli e innaturali,con finalità tendenziose e subdole.
E nulla di buono è venuto ai cittadini di Alba se non un portafoglio rigonfio ai pochi furbetti,che ogni tanto vedete parlottare in piazza a bassa voce tra di loro come amici di merenda,subdoli direttori d’orchestra di liste partigiane, imbonitori di popolo e ciarlatani di mestiere, sepolcri imbiancati con vangeli apocrifi e contraffatti.


La deriva che il centrodestra ha subìto in Alba Adriatica a opera di siffatta stirpe ha origine nel passato:
Negli anni fisiologicamente è degenerato in un dispotismo mite di pochi soggetti, che hanno lasciato la gran parte dei cittadini in un perpetuo stato di minorità.
Poi si sono preoccupati di assicurarsi il loro benessere fino al limite di levarci totalmente il fastidio di pensare e la fatica di scelta,mentre si spartivano il territorio e facevano gli affaracci loro.
Tra poco ci toglieranno la fatica di vivere e la fatica di votare,appena comprenderemo e faremo nostra la radicata convinzione che il partito non sia più la culla della democrazia,il luogo di aggregazione,la sorgente della politica, ma la negazione del diritto e della libertà e della partecipazione popolare.

La campana stonata del centrodestra da tempo annuncia la pazzia senile della volontà popolare, scandisce con i suoi lenti rintocchi la tabula rasa delle idee,ci accompagna inesorabilmente verso il deserto della politica e segna la fine della partecipazione dei cittadini alle scelte sul futuro.


E oggi questo sogno di un’assemblea generale, fortemente voluta,contro tutto e tutti,viene infranto e considerato inutile solo per il gusto di contrastare chi come noi invece la considera l’unica parentesi offerta per denunciare lo svuotamento progressivo del centrodestra albense attuato,a dimostrazione di quello che stiamo dicendo, dall’interno del PdL,sia da elementi locali che richiamano i bravi di manzoniana memoria,senza averne le palle, sia alla sclerosi che ha impedito ai 2 coordinatori di fare scelte e dare opportunità.


Lo ribadiamo per l’ennesima volta,e con chiarezza.
La chiamata a raccolta di tutte le anime del centrodestra albense rappresenta una delle ultime,se non l’ultima possibilità di azzeramento degli attriti e delle rivalse, per far prevalere la lealtà e non l’interesse, per reggere il peso gravoso di una vecchia politica in agonia, per tentare il disperato salvataggio di una caduta inevitabile di tutto il centrodestra ad Alba, per impedire il naufragio del PdL e la scomparsa di ogni speranza di ricostruzione di un pensiero politico al servizio del paese.
E,se guardiamo al presente,
alla diminuzione del tasso di eguaglianza nella politica,
al venir meno della partecipazione dei cittadini ai processi decisionali,
alla scomparsa della militanza non per interesse ma per lealtà,
al peso di una vecchia politica ormai in agonia,
a un sistema di scelta di rappresentanza e di dirigenza nella sostanza elitario per pochi e schiavizzante per tutti gli altri,
vediamo e poniamo un problema che bisogna risolvere, magari con gente disponibile e consapevole.
Dire che non lo risolveremo mai è fin troppo facile ed appartiene a tutta una corte vecchia e sorpassata, destinata prima o poi ad essere travolta.

E,se anche guardiamo al futuro,
alla trasformazione del PdL in superpower, in superpotenze a livello di coordinamento con inimmaginabili mezzi di controllo e comando direttamente al cuore pulsante delle masse che ruotano intorno al Popolo della libertà,
alla crescita nelle medie strutture di talune entità personificate alla stregua di superman, come quelle sottoposte a superlavoro da ben 25 voci tra incarichi e deleghe, una per ogni giorno del mese, domeniche escluse(non c’è biglietto da visita che possa contenerle tutte),
fino a livello locale alle macchiette da caporale che girano e rigirano come iene affamate sulle nostre contrade,utili idioti di pochi che creano disastri per i più,
indichiamo e denunciamo la nascita di un totalitarismo rovesciato o,meglio, rivolto verso l’interno,verso chi ne è più consapevole e responsabile.


Un totalitarismo dal volto mite,dalla strategia sofisticata che si serve di collaudati strumenti di manipolazione del consenso,che fa dei politici di professione un fidato e genuino interprete del popolo,ed è in grado di travestire le decisioni che scendono dall’alto in esigenze che salgono dal basso.
Il potere di persuasione,con i relativi apparati,dalla regione alla provincia e dalla provincia ai comuni, rappresenta pertanto l’arma più potente di questo mutante generato dal seno stesso della democrazia,non per rivoluzione bensì per spontanea evoluzione.


C’è chi ne è piu’ consapevole, chi meno, chi per nulla (purtoppo).
Ma cio’ non toglie il fatto che siamo tutti dentro questo sistema,un sistema fatto né da campi di concentramento,né persecuzioni di massa,né abolizione del diritto di voto, ma di consenso ibrido,di commistione pubbliche e private,di alleanze di reti,di apparati di controllo poderosi e potenti,di banche e affari,di monopòli e concessioni,di brutalità nascoste e relazioni convincenti.
Questa nuova creatura del totalitarismo si basa non sulla mobilitazione, ma sulla smobilitazione della base elettorale più giovane,quella dalle prospettive nuove e dalle idee temerarie,quella che meglio rappresenta il nuovo mondo e i suoi bisogni,quella più avanti,più innovativa,più rivoluzionaria e riformatrice.

Non una prospettiva futura, non un nuovo percorso, non una sola nuova idea ci potrà venire pertanto da questa classe dirigente che non sa cosa fare,se non indurre i cittadini all’indifferenza e spingerli ad assistere più che a partecipare alla vita politica, se non costringere la base più fertile del PdL a rimanere in casa e a non esporsi più di tanto.
Pur tuttavia ci vorrà del tempo, ma rimango convinto che questa diffusa acquiescenza nei confronti della oligarchia politica,nascosta dietro paraventi democratici,sarà spazzata via dallo scontento e dalla collera dei cittadini a favore di un maggior protagonismo e partecipazione ai processi decisionali collettivi nell’interesse della nostra comunità secondo i princìpi di dignità e libertà,che appartengono al popolo della libertà.