giovedì 30 settembre 2010

LA FACCIA TOSTA DEI LUPI TRAVESTITI DA AGNELLINI


Con che coraggio l’Amministrazione di Alba può parlare contro la violenza,dopo aver permesso per mesi ogni forma di violenza?
Con che coraggio il Sindaco di Alba si può indignare per la follia di tre delinquenti Rom,dopo aver consentito per mesi ogni forma di follia ?
Con che coraggio molti politici possono esprimere solidarietà a testa alta alla famiglia di Emanuele Fadani,dopo aver contribuito sotto banco alla più cieco permessivismo mai vista in un paese civile ?

La cosa che dà più fastidio,nel giorno dei messaggi di miele per l'aggressione a Emanuele,non sono tanto le note stonate di chi ha scatenato gli assalti alle abitazioni dei Rom,dimostrando fino in fondo la loro lucida e devastante ossessione.
La cosa che dà più fastidio sono le verginelle dell'ultima ora,quelli che si esibiscono in arrampicate di retorica e indignazione, quelli che si fingono agnellini feriti,dopo aver concesso da sempre eccessiva libertà, nascondendo la mazza della tolleranza razziale con cui fino a ieri menavano randellate di democrazia.
E con cui senza esitazione ricominceranno a sbraitare e a randellare da domani.

L’UOMO RIDOTTO A CAVIA NEI PALAZZI SENZ'ANIMA


Costruzioni sempre più alti, edifici slegati dal territorio,
urbanistica in funzione del business: per gli architetti siamo merce



Qual è l’edificio migliore? Quello più alto.
Chi sono i maggiori sostenitori dei condomini?I costruttori.
Chi quelli favorevoli ai palazzi?I politici
Per completare questo quadretto c’è solo da aggiungere che la rinuncia ad edificare in alto non arriverà da motivazioni architettoniche o da una diversa visione dell’urbanistica, ma da considerazioni molto prosaiche,anche se molto concrete,quelle cioè del business.
Nel valutare i vari aspetti edilizi, sembra che non ci sarà più nessuno che opterà per una progettazione degli edifici più sicuri,più igienici,più ecocompatibili: troppo costoso e assolutamente svantaggioso per qualsiasi società edile.
Morte dell’architettura organica,che promuove armonia tra l’uomo e la natura?equilibrio tra necessità e spazio?integrazione degli elementi artificiali con quelli ambientali?
Per ora pare di sì, dato che nessuno architetto del luogo,nessun politico nostrano,nessun addetto di urbanistica,abbia dichiarato e mostrato qualcosa verso questa tendenza o abbia sputato fuoco e fiamme contro la cultura architettonica moderna,di certo molto vantaggiosa per il loro portafoglio

Resta pertanto tutto sul groppone dei cittadini il peso di queste culture e di certe scelte urbanistiche.
La tesi che molti portano avanti è molto semplice, ma anche molto difficile da contestare:
- la nostra Alba,trasformata in grande metropoli d’estate,è invivibile per caos,traffico,frenesia,via vai,rumore,puzza,ingorghi disordine,inefficienza e via dicendo;

- la stessa nostra Alba,ritornata un piccolo paese in inverno,rimane ancora invivibile per prospettiva culturale (nessuna scuola superiore) ,per strutture sociali (sport,divertimento,terza età) ,per servizi inadeguati (acque bianche,sicurezza,stazione FFSS,infrastrutture)e per aspettative sociali (lavoro,commercio).

Poiché questo disastro urbano non è frutto di un misterioso,cinico destino,bisogna individuare le cause e i colpevoli,e mettere sotto accusa quella concezione o visione del mondo che ha prodotto il disastro.
Sul banco degli imputati c’è il cosiddetto «sfruttamento territoriale»,che è il riferimento culturale con il quale,almeno a partire dagli anni settanta del secolo scorso,è stata pensata la nostra città e le sue architetture in un rapporto dipendente solo dalla resa economica e di profitto,senza nessuna valorizzazione delle risorse culturali ed ambientali nell’ottica di un turismo integrato e sostenibile.
Invece di pensare a una città per gli uomini,si è ideata una città che rispecchiasse il concetto di «sfruttamento delle risorse»,favorevole a un commercio,a un artigianato e a un turismo sommerso su base famigliare,a dispetto di una politica di sostegno,di sviluppo e di riqualificazione delle imprese.


  • Se oggi la nostra città è devastata dalle automobili,dal traffico,dall’ingorgo,

  • se non corrisponde a reali esigenze sociali e produttive, cosa immediatamente visibile nel fenomeno del turismo pendolare che riduce la città a una vena giugulare succhiata fino al collasso,a un luogo di servizi portati al tracollo che si abbandona la sera e in cui si ritorna alla mattina,

  • se la città somiglia sempre di più a una troia violentata nelle notti d’estate e lasciata sfinita nei giorni invernali,se la città non si integra all’ambiente naturale e resta sempre più ostile alle fasce deboli, come bambini e anziani,

  • se si esaltano le costruzioni in verticale, se le nuove costruzioni a forma di scatoloni possono essere collocate indifferentemente sul territorio come tessere di un domino,

  • se dalla città viene voglia di scappare anziché trovarvi spazi per il proprio benessere e la propria emancipazione...

Se accade tutto questo la responsabilità è nella megalomania degli urbanisti e dei politici loro sodali, che hanno pensato una città che disdegna l’individuo, che celebra il potere e osanna il cemento ingordo e vorace.


Visti i risultati disastrosi,di tale concezione urbana,occorre avviare un nuovo pensiero,che rifiuti i progetti a grande scala,come i condomini e le costruzioni-caserme,veri e propri ghetti,tipici di ambienti poveri e sovraffollati,discriminanti e degradanti, lontani dalla vita reale della gente.
Un’urbanistica che distrugge gli elementi di piccola scala e che tratta i bisogni umani come merce non potrà mai rispettare l’ambiente e sottoporrà sempre l’uomo alle esigenze del mercato.
Un’architettura astratta che si basa su materiali industriali come il vetro e l’acciaio, non potrà mai rispettare le culture locali e consentire forme tradizionali di vita umana assolutamente ideale.


Al centro di questa concezione urbanistica non c’è l’identità del luogo,la tradizione, la storia dell’uomo con i suoi bisogni e i suoi costumi,ma lo smisurato ego dell’architetto che impone il proprio manufatto ovunque, indifferentemente,in qualsiasi ambiente in cui egli è chiamato ad operare. L’omologazione prodotta dalla globalizzazione culturale,prima ancora che economica, giustifica e dà fondamento a questa idea urbana spersonalizzata: una specie di nichilismo architettonico che rifiuta ogni riferimento di significato basato sulla storia e sulla tradizione.


Così si spiega la corsa verso l’alto,che obbedisce a regole tecnologiche e non a esigenze civili.
Non è un caso che oggi i megapalazzi si costruiscano soprattutto nel terzo mondo. Sobborghi miserabili diventano oggetto di sconclusionati interventi urbanistici con cui s’inventano,per la gloria del rais locale,città anonime, astratte e aliene alla vita della gente ma funzionali alla celebrazione del potere del committente.
E come suggello finale della nuova città mostruosa, ecco il grattacielo che deve essere alto,più alto di quello del rais concorrente.
E naturalmente le archistar,come oggi vengono chiamati questi divi dell’architettura per la loro capacità di far discutere e di sorprendere con i propri progetti e le loro opere,queste archistar, devote al denaro, prestano la loro opera senza troppe difficoltà perché il proprio manufatto può essere piazzato in qualsiasi parte del mondo.


Cambierà questo modo di pensare la città?
Certo è che siamo giunti a un vertice nichilista mai prima conosciuto;la gente vive male; i soldi per le follie architettoniche diminuiscono sempre più;la qualità estetica è bassa, conformista, ripetitiva; l’idea di progresso tecnologico affascina sempre meno; la distruzione dell’ambiente ha toccato livelli di vera indecenza; le società di costruzioni continuano sull’opportunità ancora concessa al loro portafoglio.



Eppure la fascinazione del moderno, sostenuta dalla globalizzazione, ha ancora punti di forza economica molto solidi.
A Dubai è appena stato inaugurato il grattacielo più grande del mondo,e l’idea di costruire in verticale suscita dubbi ma anche ampi consensi:senza andare tanto lontano basta dare un’occhiata in casa nostra,osservare Milano con i suoi progetti o la nostra Alba con le sue caserme e i suoi condomini.
E le archistar saranno anche criticate e talvolta persino derise,ma a loro il lavoro non manca e continuano ad essere presenti in ogni parte del mondo per la gloria politica di chi li chiama.
Dunque,per ora non cambierà proprio niente,però chi non apprezza questa idea di architettura e di sviluppo urbano può sempre lavorare per una nuova città a misura d’uomo.

sabato 25 settembre 2010

NON DISTURBATE : LA DESTRA STA PENSANDO

Puntuale come la rata delle spese condominiali ecco riesplodere (si fa per dire) la polemica sulla cultura di destra: esiste, non esiste, come è fatta, chi sono gli ortodossi, chi gli eretici e via almanaccando.
Ieri almanaccava qualcuno: «La strana eclissi della destra. Vince ma non ha più identità». E ancora : «Maggioritaria in politica, debole in campo culturale».
Oggi almanacca qualcun altro: dopo l’avvento di Berlusconi (1994) il centrodestra non ha saputo creare una mobilitazione degli intelletti affini e non si è dotato di una «dimensione progettuale».
E ancora : Ha un potere politico enorme e una strategia culturale nulla.

Molti giornalisti,tra cui Massimo Fini, si prodigano per trovare qualcosa di originale da dire su un tema fritto e rifritto.
Massimo Fini sostiene di non riscontrare sostanziali differenze: secondo lui,destra e sinistra sono sfumature impercettibili, due facce della stessa medaglia industrialista e disumanizzante.
La realtà è che le categorie destra e sinistra sono venute meno: Nate all’epoca della Rivoluzione industriale e dell’Illuminismo, dopo due secoli oggi non sono più in grado di interpretare le esigenze della gente.
E il risultato è che viviamo in una sorta di pensiero unico.

L’inesistenza della cultura di destra è un luogo comune assimilabile alla scomparsa delle mezze stagioni. Non a caso viene ripetuto ogni tre - quattro mesi e riproposto più o meno con le stesse argomentazioni e le medesime conclusioni.
In realtà esiste una cultura di governo,chiara e condivisa nei propositi liberali, anche se talvolta annacquata dal giochino delle mediazioni e dalla resistenza della macchina statale. È fatta di lotta alla burocrazia, di tassazione più equa, di minore spesa pubblica, di maggior spazio ai privati e così via.
Esiste poi una cultura, per così dire, delle grandi idee e delle strategie che ispirano direttamente o meno l’azione politica.
Ci sono molte personalità e molte realtà interessanti, a patto naturalmente di volerle conoscere. Sono tutte familiari ai lettori dei giornali di centrodestra.

Quindi tralasciamo di evocare le numerose e diverse, talvolta diversissime, anime del mondo conservatore, liberale, libertario e cattolico che senza forzature si possono ascrivere alla destra.
Sarebbe inutile ricordare per l’ennesima volta le fondazioni e i think tank (i serbatoi pensanti) più intraprendenti,i siti e i blog più cliccati, gli scrittori e i libri più influenti, gli editori più coraggiosi.
Tralasciamo anche di rovesciare la frittata: sarebbe troppo facile chiedere quale cultura abbia prodotto il centrosinistra negli ultimi quindici anni. Micromega ? I filosofi da girotondo? I film di Muccino? Gli scrittori da Premio Strega ? I saggi filosofici di Eugenio Scalfari? Le lamentationes di Asor Rosa e degli altri infiniti laudatori del passato ?
Non conviene indagare troppo, potremmo scoprire che le cose migliori erano i romanzi di Walter Veltroni, poi tocca rivalutarli.

Però ai ciechi e ai sordi occorre ricordare che da tempo è suonata la campana a morto per una bella fetta di sinistra, quella che non riesce proprio a riconoscere con onestà i propri errori e quindi si condanna a restare quarant’anni indietro rispetto al resto della società.
Tralasciamo tutto questo e facciamo un paio di osservazioni.

Nella realtà di oggi l’intellettuale è più o meno la cinghia di trasmissione fra masse e partito. Un partito va al potere, raduna una milizia di teste pensanti fedeli alla linea, e inizia a «progettare» cioè a occupare tutto l’occupabile. E se proprio la cinghia è fuori moda, l’intellettuale almeno è il consigliere del Principe. Del resto perfino Bush, che certo non ha fama di grande lettore, ascoltava attentamente i consigli degli intellettuali .
La cultura non è una meteora passeggera che passa ogni anno luce o ogni 4 mesi.
La cultura non è l’acqua del fiume che scorre sotto il ponte di una Fondazione ,di un foglio o di un Circolo culturale.
La cultura si valuta sul lungo periodo. Si valuta dal bagliore intenso che trasmette e dall’effetto che provoca nell’oceano mondo popolare.

Molto a destra è stato fatto, e molto è in cantiere. Gli sconfinamenti apparenti sono benvenuti. Le provocazioni raccolte. Le discussioni apprezzate. Le diversità accettate e talora anche recepite.
Il fatto,deprecato da alcuni,che Berlusconi pensi a Tony Blair per la sua Fondazione di Arcore non dovrebbe scandalizzare,anzi semmai testimonia la capacità di confrontarsi e attrarre mondi diversi ma non incomunicabili.
Un segno di vitalità e di forza, non di resa.

CORNELIU Z. CODREANU

"Le guerre sono vinte da coloro che hanno saputo attrarre dall'alto, dai cieli, le forze misteriose del mondo invisibile e assicurarsi il concorso di queste forze. Queste forze misteriose sono gli spiriti [...] dei nostri antenati [...]
Prima di essere un movimento politico [...] il movimento legionario è una scuola spirituale in cui entra un uomo per uscirne un eroe [...] Cercate programmi? [...] Sarebbe meglio cercare uomini [...] - non di programmi si sente il bisogno nel paese, bensì di uomini e di volontà [...].
Il nostro movimento legionario rivela essenzialmente il carattere di una grande scuola spirituale. Esso tende a suscitare fedi insospettate, esso mira a trasformare, a rivoluzionare le anime.
Gridate ovunque che il male, la miseria, la rovina vengono dall'anima. L'anima è il punto cardinale su cui occorre operare nel momento presente. L'anima dell'individuo e l'anima del popolo".

VUOTO DA RIEMPIRE


A leggere alcuni editoriali degli ultimi mesi, sembrava che qualcosa si muovesse ad Alba Adriatica.
In verità,niente è cambiato. Tutto è come prima.
Tutto è tornato alla normalità:

sul problema riguardante la sicurezza
- I Rom sono tornati nelle loro case
- Gli extracomunitari hanno ripreso la loro attività
- I delinquenti hanno ricominciato a fare il loro mestiere.

sul problema ambientale
- Le normali 2 gocce d’acqua, le ricorrenti 2 gocce d’acqua continuano a tenere a mollo le nostre strade e tenere in scacco(in subbuglio) l’intera viabilità
- Le imprese edili,che una volta costruivano in alto,ora costruiscono in alto,in basso,in lungo e in largo,raggirando le normative e le leggi
- I gruppi di potere continuano a spartirsi il territorio,come nel rinomato Far West

sul problema + sentito del lavoro e dell’occupazione
- continua il programma “chi l’ha visto?” e l’assoluta assenza delle istituzioni sull’annoso problema
- e che dire poi delle fallimentari zone artigianali,delle insensate zone commerciali. Che fine hanno fatto?
- I cosiddetti poteri forti sono occupati ai loro profitti e non possono di certo preoccuparsi di bisogni,di socialità,di partecipazione,di responsabilità morale nei confronti della comunità.

SICUREZZA – AMBIENTE – LAVORO:
tre temi di importanza vitale,su cui (occorre) impegnare la nostra visibilità e sui quali l’intero popolo del PdL è tenuto a dare risposte concrete e impegnative,per dare tranquillità alla nostra gente (sul lato della sicurezza) ,per offrire una migliore qualità della vita (dal lato ambientale) ,e per garantire un domani più sereno (sul problema del lavoro e dell’occupazione).

VISIBILITÀ DUNQUE. MA ANCHE CREDIBILITÀ.
Visibilità di programma certo,ma anche credibilità di uomini e di rappresentanza.

Se con la memoria ripartiamo da lontano,dobbiamo riconoscere che di questa parola (CREDIBILITÀ)
- ne abbiamo dimenticato l’origine,talvolta per ingenuità;
- ne abbiamo infranto il significato,altre volte per egoismo
- e purtroppo troppe volte ne abbiamo stuprato il valore e disatteso la portata (l’importanza) per interesse e convenienza.
E la questione,nel tempo, è sempre stata la stessa.

Infatti, (ricordare) ripercorrere le tornate elettorali degli ultimi tempi,
- è come ripiombare in una serie di incubi non facili da dimenticare (per nessuno di noi).
- è come riaprire una serie di ferite fatte di dispute vergognose,di liste elettorali demoralizzanti, di occasioni perdute.

Riportare alla mente,con realismo,gli ultimi travagliati 10-15 anni, rivivere le vicende politiche del centro-destra nel nostro Comune,
- è come rivedere una storia oscura fatta da avventurieri,con metodi politici doppiogiochisti e ballerini;
- è come rivedere una storia fatta da cialtroni,con intenti politici oscuri e delinquenziali,dalla quale non poteva non scaturire solo che brutte figure e sconfitte, e l'avvento al Comune di maggioranze spurie (illegittime), falsificate,fittizie (inconsistenti) e non corrispondenti alla realtà e alle necessità della gente di Alba.

Infatti la mancanza (nelle sedi locali di F.I. e A.N.) di una responsabile struttura di base,democraticamente rispondente alle vere esigenze della società albense, hanno portato talora a governi comunali inefficienti ed instabili;
tal’altro gli effetti di talune liste elettorali discriminanti e viziose, hanno prodotto solo maggioranze inefficienti ed improduttivi, non fondate sulla ricerca del bene comune,e sui reali bisogni della nostra città.

Infine possiamo affermare,onestamente, con il rispetto dovuto sempre, che certe sconfitte elettorali sono state anche il frutto di scelte dirigenziali, che, senza essere succube di nessuno,oso definire arbitrarie e prive d’imparzialità. e, in alcuni casi,senza timore alcuno,definire anche,scriteriate,becere, scellerate,offensive alla intelligenza di ciascuno di noi.

Pertanto,
- se al vertice di questo circolo del PdL rimane per molti versi forte da una parte,nel circolo di F.I., la forza d’urto delle vecchie oligarchie,l’egemonia di personaggi drogati dal denaro e ossessionati da interessi personali
- e dall’altra nella sede di A.N. le recenti gestioni occulte, carbonare e settarie,con prospettive e finalità antiquate e attività sorpassate ed ottocentesche;
- Se il varo di questa nave del popolo della libertà,è condizionata dalle lobbies politiche o dai poteri forti che a queste fanno capo;
- Se la rotta di questa nave del popolo della libertà,viene amministrata con usanze obsolete o prassi e metodi di stampo feudale,
non porremo mai fine una volta per tutte a questa serie impressionante di sconfitte.

- Se in ultima analisi continua (persiste) la tendenza a fare del presidente del circolo alla periferia,“un soggetto che regna ma che non governa”;
- o se sopravvive la vocazione (l’intenzione)a instaurare una struttura di transizione,quale si prospetta il mettere insieme questo gruppo di 5/6 persone con pochi strumenti decisionali,e molti ostacoli insormontabili,con veti e ostracismi irresponsabili e senza controllo,che periodicamente manifestavano certi vassalli,valvassori e valvassini,per rivendicare una legittimazione,un protagonismo e un potere decisionale,
- se persiste tutto questo,tutto quanto risaputo ma non detto,

allora è meglio per tutti noi mettere una pietra sulla speranza di ottenere un pur minimo scenario di significativo cambiamento.

E sono in queste interpretazioni del nostro passato,se mi è permesso, in questa analisi crudele e al tempo stesso veritiera della nostra storia, a parer mio, che vanno ritrovate le spiegazioni dei nostri fallimenti,e delle nostre sconfitte, e dunque la necessità urgente ed imprescindibile di porvi rimedio.

Inoltre,(in questo ragionamento,analisi)è per me necessario toccare un altro tasto:

Non mi pare qui il caso di ribadire l’abissale differenza tra il popolo di Berlusconi e i residui seguaci di Fini,
ma nemmeno dimenticare l’esistenza di vedute politiche diverse, tra esponenti locali di F.I. e quelli di A.N.,
e nemmeno ignorare le tensioni,le divergenze con soggetti provenienti da altri percorsi ed esperienze.

E non mi pare nemmeno qui il caso e la necessità di piantare i paletti culturali e politici ognuno dei nostri mondi, ma fare attenzione alle diversità come necessità,come valore,come ricchezza, questo lo dobbiamo se vogliamo crescere politicamente e umanamente.

E non mi piace nemmeno celebrare i divorzi, esaltarmi per le mattanze o invocare la chiusura dei rapporti, all’interno di una comunità che ha il bisogno di crescere unito.
Le separazioni non si festeggiano,sono atti dolorosi, anche se a volte necessari,per fare un passo in avanti.

Il primo passo pertanto è di dare mandato a un soggetto capace, capace di rappresentare unitariamente questo nostro mondo di persone, di comunità,di valori,di sensibilità,di mentalità che si chiama centrodestra.

Passo non facile da individuare. lo capisco.

Meglio allora sarebbe evidenziare,all’interno del Popolo della libertà,
- un gruppo di persone,pienamente condiviso e legittimo,
- una base di partenza capace di proporre metodi e comportamenti,con figure attente nel produrre idee e attività
- una leadership insomma riconosciuta nei fatti,non ideologica,
- una struttura riconosciuta per capacità,non partitica o di provenienza,
- una rappresentanza autorevole e democratica,sensibile e di qualità,eletta all’interno di questa vasta assemblea del PdL.

E sono convinto di questo per 2 ragioni.

La prima ragione è che si tratta di DARE UNA VOCE, una rappresentanza, un peso a un mondo che non può restare sottinteso e sottotraccia, un mondo ancora sconosciuto e non ben definito all’esterno, ma vasto di temi,ragioni e passioni al suo interno, un mondo composito,variegato e plurimo che nel suo complesso, è perfettamente compreso dentro il popolo della libertà, ma non ancora pienamente inserito e compreso nel suo orizzonte.

- Seconda ragione. IN POLITICA NON ESISTONO I VUOTI, e non si può pensare di andare avanti così,senza progetti. senza idee,senza pensare a niente per riempire questi vuoti.
Nessuno può pensare di colmare questa lacuna, pensando che Berlusconi possa colmare tutti gli spazi, che Berlusconi possa da solo sopperire alle nostre carenze, e possa caricarsi di tutte le nostre defezioni ed incapacità.

E se internet,facebook,twitter,i blog,gli SMS e le e-mail sono il nuovo mito, e costituiscono una grande opportunità per far circolare le idee e i programmi, sono convinto che non basti a fare proseliti e a convincere l’opinione pubblica.
Con le sue amicizie virtuali,l’universo informatico e in genere il web ci illude di raggiungere più persone e di vivere in un mondo reale, ma in verità apriamo solo una finestra su una società,poco influenzabile dove l’individuo è degenerato in una tale solitudine di massa, per cui non è così facile richiamarne l’attenzione e raggiungerne il consenso.

A volte davanti al computer,mi vien da pensare, che,per non sentirsi soli in mezzo alla gente, al cittadino comune non è necessario iscriversi a facebook; è sufficiente aprire la porta di casa e fare un giro in città.
A maggior ragione,INCONTRARE LE PERSONE,aprirsi al dialogo con la gente, in politica,vale più di qualsiasi mobilitazione,o manifestazione, e potenzialmente vale più di qualsiasi propaganda.

Pertanto la capacità di dare risposte vere e profonde, sul versante dei bisogni della società civile albense, e la capacità garantista e plurale sul versante culturale, dentro il recinto indefinito ed indefinibile del centrodestra, deve essere l’elemento,la caratteristica che deve guidarci nella scelta delle persone alla guida di questo circolo della libertà.

Se è vero che perfino gli imperi prevedevano,al loro interno, diversità e costellazioni,usi e costumi,lingue e religioni, per durare nel tempo e sopravvivere a tutto e a tutti, occorre tutelare e FAR CRESCERE LE DIVERSITÀ DENTRO e non fuori il PdL.
È necessario pertanto trovare qualcuno,che,degnamente e con chiarezza, sappia renderle compatibili,sinergiche,rafforzanti,armoniose e leali.

Se la capacità del confronto,il senso comunitario viene bilanciato dal riconoscimento meritocratico e da una visione lungimirante della politica,
-che vada oltre l’orizzonte,che in futuro erediteremo dal leader Berlusconi,
-che abbia oggi la pazienza di assicurarne il rilancio e la crescita,
-che abbia oggi la chiarezza di fissarne i paletti e gli obiettivi,
nessun potere,nessuna lobby,nessuna corruzione potrà fermarci,
nessun vuoto,nessun fantasma,nessuna perdita potrà farci più paura,
per sièdere degnamente al governo del PdL di Alba adriatica.

CULTURA VERTICALE


Se una civiltà non produce più grandi geni...muore.

Se pensa di non poter più produrre grandi opere...è già morta.

LA POLITICA CHE UCCIDE ALBA ADRIATICA

Cosa aspettano,dal Sindaco all’appuntato dei carabinieri, dall’Assessore al Vigile di turno,a riaffermare l’autorità delle istituzioni, con la forza del diritto,contrastando la grande criminalità,ma anche i piccoli abusi, le diffuse negligenze,i compromessi, sinora tollerati per quieto vivere o per paura di ritorsioni e vendette elettorali?

In questo quadro desolante, le istituzioni locali continuano ad apparire ai cittadini drammaticamente deboli,quando non assenti, sulle esigenze più drammatiche della popolazione, in primis il lavoro per i giovani e il contrasto ai clan affaristici e ai prepotenti di turno.
Tutto questo «potrei, ma non so come e non posso farlo» è ben simboleggiato e purtroppo male rappresentata dall’attuale screditata classe politica.

Oggi dobbiamo ammettere che i pur discussi Amministratori e leader politici degli anni ’80 sono stati,di gran lunga,superati,in peggio,da quelli attuali,ai casciotti al femminile,che alcuni avevano promosso,come gli artefici del presunto nuovo modo di amministrare la cosa pubblica,ai caserta al maschile che altri avevano descritto, commettendo un errore clamoroso, come re magi portatori sani di idee nuove e rivoluzionarie.
Nella società civile albense non è spuntato un nuovo genio politico,come volevano dimostrare i vari Vattilana,Corradetti,per nominare solo gli ultimi.
Ma,più che l’assenza di un leader,si avverte la mancanza di una classe dirigente, e non solo in politica, autonoma, forte, rispettata e credibile,sia sotto il profilo culturale che sociale.

Non si sbaglia certamente a indicare la sinistra,nel presente e nel passato,come il simbolo del fallimento nella nostra città.
Certo, i primi a ribellarsi alla vera e propria scomparsa della figura dell’amministratore e del politico,disinteressato, serio e onesto, dovrebbero essere gli attuali ed ex elettori del partito democratico.
Come si fa ad accettare,in silenzio, senza protestare, gli attuali ras di quartiere, quei politici di professione, che hanno pensato solo a imbarcare i loro fratelli in società concusse,da consolidata prassi al limite della legge,a raccomandare i loro parenti e portaborse nelle Aziende,a permettere abusi edilizi sul territorio comunale e demaniale,a chiudere gli occhi davanti agli scempi ambientali, a infangare l’intera comunità con gli scandali della zona Peep, con la vicenda di Alba orientale e le violenze sulla triste fine di Fadani.
Ma,come i cittadini hanno cominciato a ribellarsi contro la criminalità dei Rom,e le forze dell’ordine hanno iniziato a muoversi contro la delinquenza comune,dovrebbero farlo, con maggiore forza e in forme nuove e più incisive, contro la mala politica,le collusioni partitocratiche e la pessima Amministrazione.
ALBA,SVEGLIATI!

L'INDIVIDUALISMO

Il principale problema di oggi è l’individualismo,che è il vero disastro della nostra società.
Quest’ultima fa in modo che l’individuo si serva della società per esistere.
Ma in altri contesti più vitali era l’individuo che serviva la società.

POLITICI DA BUTTARE


Costano,parlano ma non risolvono un problema che sia uno. Anzi,intralciano la nostra vita e lo sviluppo del Paese.
LA GENTE NON NE PUO' PIU'.
Questo sistema è ormai scoppiato.e pertanto deve cadere.
La politica batte in testa,come una vecchia automobile che ha fatto troppi chilometri e fatica a salire di giri:sbuffa,tossisce,alterna scatti a pause preagoniche.
L'attuale Amministrazione è paragonabile a quella degli anni passati: inconcludente,clientelare,figlia degli scandali della “Zona Peep,acciaccati dalle tremende botte dell’operazione “Alba orientale”,travolta dai fatti che riguardano i Rom e assente sul tema in generale della sicurezza.
Il malessere di oggi minaccia di montare fino a trasformarsi in terremoto. Fa paura perchè trasmette segnali di disgusto,di sfiducia verso il Palazzo comunale.
Questo allarme non può cadere nel vuoto, se qualcuno parla di "menefreghismo disprezzante",se un altro sostiene che "c'è ancora troppa corruzione",e se ancora qualcuno denuncia che "due albensi su tre non stimano gli attuali Amministratori".
Si tratta di capire come mai soltanto adesso ci si renda conto dello scontento serpeggiante, quando a mio avviso da parecchio tempo si percepiva una grande delusione in tutti gli strali della società.
ORA NON C'E' PIU' TEMPO DA PERDERE.
Occorre ritrovare le energie più temprate,riunire le idee,organizzare le fila,agire...per non soccombere e dare visibilità all'ansia di cambiamento che porta ad una vera rivoluzione nel modo di amministrare.

IL SENSO VERTICALE DEL PRESENTE

Viviamo solo il presente, preferiamo la notorietà alla gloria.
E' un’epoca in cui si celebra la mediocrità: l’eccellenza non è prevista.
Il passato è morto e viviamo d'indifferenza.

LA FINE DEL GIOCO


La testa sta chiudendo i battenti del cervello. Le luci si spengono.
I muscoli non rispondono ai comandi. Il corpo giace oggi inerme,in un sopore malato.
La maggioranza degli spiriti non ragiona, non giudica, non s’infiamma,non respira,non batte ciglio.

Il partito degli abulici cresce su se stesso, nutrito dalle cloache politiche di sinistra-centro-destra (scandali, ruberie, volgarità, inefficienze, menzogne, furbizie, appalti truccati, nepotismi, alleanze ambigue, mafie, malavita organizzata), nutrito dall’inerzia, dalla lentezza, dal conformismo, dalla pesantezza, dall’assenza di coraggio, creatività, sentimenti e passione.
Basterebbe additare con nomi e cognomi, come NEMICI, i responsabili di questo sfascio che decine di milioni di anime sperimentano come vissuto quotidiano.
Sarebbe facile. Troppo facile e scontato. Ovviamente.
I Torquemada istituzionali, con l’aiuto degli inquisitori locali a loro sottoposti, istituiscono processi spietati nei confronti degli avversari, ma sono incapaci di dedicarsi,con lo stesso rigore,ad auto-processi di coscienza personalistica e prevaricatoria.

Poi le banche e i finanzieri dai bonus miliardari e dai titoli tossici.
Gli “imprenditori” capaci solo di arraffare appalti ma non di costruire a minor prezzo e miglior risultato.
Le centinaia di migliaia di parassiti che vivono di politica, e in modo opulento, non avendo né arte né parte, l’infinità di grandi evasori, la Chiesa dei cardinali e vescovi che…
L’attuale situazione, perciò, ne è lo specchio più conseguente e fedele: crisi economica, aumento disgustoso e plateale della diseguaglianza, della disoccupazione, del precariato, paralisi legislativa, interessi divergenti, inefficienza di tutti gli apparati, sprechi vistosi e ignobili, ruberie a go go della casta e di ogni genere di amici degli amici…

Come Montanelli turandosi il naso: ma si è notata la differenza dei “nostri” rispetto ai “loro”. Se “nostri” possiamo chiamare costoro, che hanno costituito satrapie, e si sono costituiti in centri di potere, con scelte spesso del tutto avulse dalle richieste e dai bisogni diffusi, soprattutto di quelli dei ceti subalterni, che stanno crescendo, in numero e in povertà : la supponenza, l’arroganza, il disinteresse, il menefreghismo.
L’incapacità per cultura. Il sonnifero come cura. L’omertà come terapia.
Se poi si guarda al comparto che meglio scandisce il tempo, quello culturale, certo ancora più evidenti sono gli errori marchiani e le scelte a dir poco discutibili: si è inseguita la via della grandiosità, assumendo come referenti la casta degli imprenditori, a discapito dei meno abbienti, dei pensionati sociali, dei giovani precari, dei disoccupati e dei tanti licenziati. Si è frequentato i salotti radical-chic e le piacevoli conversazioni, e si sono ignorate le accese assemblee dei lavoratori licenziati o a rischio licenziamento. Si è liquidata con una battuta o peggio con un comportamento tronfio, insolente e snob la protesta dell’antipolitica, e si è sottovalutata la sfiducia crescente ogni giorno di più.

Come provocatore alimentando il dissenso : ma, per dirne una, non è capitato di incontrare uno dei “nostri”, magari senza grandi argomenti e con modestissima dialettica, andare in giro, e interrogare il famigerato “territorio”. Sondare bisogni. Ostentare interesse. Giurare di tener conto delle istanze provenienti dal basso.
Sono stato sfortunato,probabilmente!
E tutto continuerà, in un patetico gioco di calcolo di tornaconto, di conta delle convenienze, mentre l’iceberg si avvicina sempre più velocemente alla nostra nave, che sbanda nella notte, senza rotta, senza comando al timone.
Nessuno, comunque, né fra i dirigenti, né tra i responsabili (sic), dirà, magari pure a voce bassa: “abbiamo perso tempo,qualcosa va fatto”. Nessuno.
E mentre i tanti signori armatori continueranno dall’alto a comportarsi come altrettanti players al tavolo del risiko alla conquista delle terre ignote del bel mondo, si lascia tutto nelle mani di capitani di ventura che da signor Nessuno, per un periodo, avranno sulle loro scrivanie istanze, suppliche e richieste di migliaia inascoltati cittadini.

Vi chiedete: che cos’è il potere? Il potere consiste nell’ignorare gli “altri”, e nel rispondere, benevolmente, agli “amici”: distribuendo prebende, contributi, appalti. E quant’altro.
Scacco matto in tre mosse!
La destra che cerca il centro. Il centro cerca poltrone.
La sinistra che chiede aiuto al centro. Il centro,vile,cerca solo poltrone.
La politica che non rimuove i dirigenti che hanno sbagliato. Ma li promuove.
La politica che non sente le grida degli operai cassintegrati ammazzati licenziati disoccupati. Ma si barcamena con l’impresa, a braccetto con l’affarista-capitalista, invece di farsi carico di una alternativa SOCIALE che non lasci col culo in terra i più deboli.

La politica che non si apre, non si rinnova, non si autocritica. E non si vergogna.
La politica che si difende, che tira a campare, che scontenta la base e tiene insieme una dirigenza fottuta, autoreferenziale, tonta.
La politica che non sa opporre una visione del mondo, una strategia, un’analisi della realtà alla tattica, pur necessaria, della quotidianità politica.
Ma quella niente, encefalogramma piatto.
Il primo compito elementare è liberarsi per sempre da tutta quella classe dirigente.
Ma il cervello si è chiuso nella testa. Le luci sono spente. I comandi non arrivano.
Il malato è inerme. IL POPOLO E' MORENTE.

IL VERO PROBLEMA SIAMO NOI


Perché,quasi vivessimo in un moderno Circo Barnum,ci stiamo trasformando in freaks,in «scherzi della natura, aborti e mostri, pagliacci e belve feroci».
Ed eccoci come idioti o come lupi in una steppa incolta, immersi nelle peggiori paure.
Lo spettro non è tanto la sottile corda del destino tesa tra la sopravvivenza e il disastro,ma è un nemico dall’apparente sorriso sulle labbra, un nemico, che ci ha portati a vivere un sistema che ha lo stesso odore del marcio e del malato.