martedì 26 ottobre 2010

AMO LE IDEE CHE DIVENTANO AZIONE


Qualche tempo fa avevo deciso di smettere di impegnarmi in politica, per il semplice motivo che troppe persone non riuscivano a distinguere il confine tra passione politica e passione d’interesse, tra ricerca di confronto e ricerca di profitto, tra fonte di idee e fonte di arricchimento, tra legittima appartenenza e volgare convenienza.
Ora torno a fare qualche uscita spinto dagli avvenimenti politici di questi ultimi tempi,convinto che i partiti, se ben usati, possono essere sorgente di arricchimento umano,civile e culturale e di confronto di idee ed esperienze esistenziali : se ben usati, appunto.
Consentitemi pertanto di iniziare con un autore che io e pochi altri amici amiamo citare spesso – Ezra Pound – che una volta ebbe a dire “Credo nelle Idee che diventano Azioni”: chiaro l’invito ad uscire dalla sterile professione teorica, per dedicarsi ai risultati oggettivi,per dirla in breve passare dalle parole ai fatti. Una velleità, sbandierata un giorno sì e l’altro pure dai nostri due fedelissimi coordinatori, un desiderio riscontrato quasi un anno fa in questa sede anche nelle ripetute dichiarazioni dei rappresentanti regionali del cosiddetto “Governo dei fatti”, che però sembra soltanto un efficace slogan non supportato dalle evidenze che pure evoca: e dimostra ancora una volta l’inutilità dell’esercizio verbale, quando resta fine a sé stesso.
Voglio sperare di essere stato compreso, nel mio invito.
Così come rischia di restare ‘lettera morta’ la manifestata volontà di affrancarci dalla differenza Destra-Centro o Centro-Destra nella quale amo riconoscermi (la volontà, non la differenza), ma che va accuratamente spiegata per non generare equivoci.
Il richiamo al superamento di concezioni ideologiche nate nel XIX secolo fa spesso storcere il naso a presunti “puristi” della nostra area, perché sembra preconizzare una sorta di ‘connivenza col nemico di ieri’, che invece è semmai soltanto una pacifica ‘convivenza’ con chi manifesta idee diverse. Il fatto, poi, che non ci si debba ossessivamente autocatalogare a destra o a centro, nasce dalla rilettura di un percorso ultracinquantennale, che oggi posso fare con serena maturità: quelli che erano i nostri Miti giovanili (rispettosamente citati con la M maiuscola) hanno rappresentato una falsariga,un modello,una strada sulla quale ci siamo mossi, un punto di riferimento per conferire il giusto valore alle cose della vita.
E in questo hanno esaurito – con successo – il loro compito.
Oggi, che siamo tutti cresciuti e possiamo definirci al di là delle rivendicazioni sociali e nazionali (perché le abbiamo comprese, chiarite e vissute, non certo perché le abbiamo tradite), aiutano a richiamare alla mia mente i fatti che hanno caratterizzato la mia vita giovanile, ma che oggi lasciano il posto ad esigenze nuove.
A 61 anni compiuti sento di aver terminato la mia personalissima traversata del deserto.
Che, sfruttando la facile metafora, somiglia moltissimo a quello “dei tartari” di buzzattiana memoria: al termine di trenta, avvincenti capitoli, il tenente Giovanni Drogo assapora la fine di un’attesa. Avvenuta non senza perdite, malattie e dolori, e che lo ha visto vivere una vita in cerca della grande occasione. Che per noi, come per lui, può anche non arrivare mai, ma che dalla nostra personalissima “Fortezza Bastiani” si dipana attraverso mille eventi. Per mostrarci infine il senso della nostra vita e riappacificarci con la Storia e con le sue implicazioni, anche ultraterrene.

Fuori da fumose meditazioni e inutili discussioni, dunque, e con idee chiare ed essenziali.
Senza fraintendimenti e senza più ghetti storico-intellettuali, quelli nei quali ancora si muovono i cosiddetti “malpancisti”, costretti talora ad accettare situazioni che suscitano irritazione e disagio ma che scambiano per coerenza la perenne e statica immutabilità, esteriore e di mera facciata. Una categoria questa dei sognatori ad oltranza non pericolosa,non prepotente ed insopportabile, che al massimo esauriscono il richiamo ai valori con periodici incontri conviviali, canti nostalgici e saluti romani. E che non biasimo, ma che non offrono proposte politiche degne di questo nome.
Dall’altro lato ci sono invece coloro che della politica hanno fatto una professione, e sfruttano demagogicamente e furbescamente le istanze altrui: sono quelli che si ergono a fustigatori di presunti valori traditi, ma che esprimono tutto il loro sdegno soltanto se – uscendo dalle segreterie di partito – non hanno ricevuto il favore ri-chiesto… Una sorta di “onore ad orologeria” quindi. Che arrivo anche talvolta a capire – pur in tutto il mio concreto cinismo – ma che non posso giustificare.
A tutti quelli che si stracciano le vesti e sprecano un’intera estate per rovistare da cima a fondo un appartamentino di Montecarlo, o sbirciare nella serratura o dentro al letto,magari perdendo occasioni di portata storica, a questi non posso certo perdonare la colpa di essersi prodigati a cercare pagliuzze. Mentre sottacciono le travi dell’edonismo e dell’affarismo che invece appaiono chiare a chi, da sempre impegnato in un’area politica, è giustamente nauseato dall’uso che viene fatto del proprio consenso elettorale.
E’ per questo che riprendo penna, mouse e tastiera e torno a farmi sentire.
Terminato il letargo, sarò ben felice di dialogare con chi avrà il piacere di farlo. Ma, come sottolineato in premessa, rifiutandomi di farlo con chi sceglierà di scendere sul terreno dell’insulto ideologico, dell’ipocrisia, del tornaconto personale, del peso elettorale e del valore nominale. Un terreno al quale ho sempre preferito quello del confronto faccia a faccia. E – se non temessi di essere frainteso – considero una perdita di tempo, come invece spesso avviene, urlare ad alta voce professioni di “cameratismo”, e stringere avambracci per ribadire un’identità: basta comportarsi di conseguenza, per rimanere tali.

Nei fatti, non a parole.
Le righe che seguono vorrebbero essere un contributo affinché le falle che si stanno aprendo nel grande vascello salpato dal predellino 2 anni fa non portino al naufragio di un’altra grande, quanto vitale, speranza.
Detto ciò, riconosco la vitale importanza dell’esistenza oggi di questo contenitore nel centrodestra, certificato con un’ampia maggioranza parlamentare da un elettorato che aveva individuare nel PdL un Movimento della società civile capace di proporre modelli, idee, visioni, progetti sociali di esistenza e di sviluppo umano. Tuttavia, io vedo il suddetto Movimento,come struttura di vertice e di base,come rappresentanza al vertice e alla base,talora come idea in se di riforma istituzionale e sociale,ricalcare alcune delle modalità di azione che hanno portato altre esperienze,come i promotori della libertà o azione giovani, al sostanziale ed inesorabile fallimento.
Premetto e preciso, a scanso di fraintendimenti, che il PdL e le sue mille derivazioni sono fenomeni di una importanza straordinaria, oserei dire imprescindibili per il nostro futuro, ma proprio per questo vanno tutelati e monitorati con grande attenzione critica. Una volta c’erano le correnti. Adesso ci sono gli aggregatori, le associazioni, le fondazioni, qualcuno le chiama anime, qualcun altro componenti, meglio evitare il termine correnti, Berlusconi le ha definite “metastasi della politica”,e nel calderone anche i giornali d’area e di opinione.
Immagino che a molti il pensiero corra spontaneo alle Fondazione di Farefuturo, a Area nazionale, a Spazio aperto o Generazione italia o anche alla Fondazioni Magna Carta presieduta dall’onorevole Gaetano Quagliariello, a Liberamente di Mariastella Gelmini, e poi gli ex-aennini, gli ex-forzisti, gli ex-democristiani di Rotondi e Giovanardi, i circoli e i Team della libertà (promotori della libertà), e dulcis in fundo il variegato popolo dei social forum, che è visto oggi come una grande svolta inedita, dove riporre la speranza. E questa speranza riempie l’anima dei suoi sostenitori con l’effetto inebriante di un miraggio,e il miraggio diviene certezza,certezza che una nuova politica è in costruzione e che la società si può cambiare. Sarebbe bello se fosse così,ma la mia sensazione è che anche questo sia destinato a un assai probabile fallimento e,per ragioni precise, a un miraggio che tarda a divenire certezza,a un contatto che non si consolida,a un semplice scambio di file che non cambia la realtà e non costruisce niente di nuovo nella società civile.
Per arginare una valanga mostruosa di queste dimensioni e di questa potenza,è imperativo qui una riflessione radicale sui nostri metodi d’azione,che non può prescindere dalla strada maestra del contatto con la gente comune nei luoghi della gente comune,perché questo è un movimento di popolo fatto dal popolo per il popolo con il popolo e non appartiene a nessuno di noi in particolare,come qualcuno pensa:non appartiene a me,né a te,né a noi,né a loro formarci in un esercito compatto, disciplinato, immensamente abile nella comunicazione, al lavoro sempre e ovunque, a CONTATTO CON LA GENTE COMUNE nei luoghi della gente comune, implacabili, pazienti, per tentare di creare un consenso nel corpo sociale e civile.
E’ una strada in salita, poiché si tratta di ricompattare gruppi di persone a scelte coraggiose, a rinunce di tornacondo, a visioni più realistiche della politica, a mutazioni importanti di comportamento, alla capacità di saper fare un passo indietro e a saper vedere però la convenienza finale di un progetto più in equilibrio. Per fare ciò dobbiamo mettere da parte le differenze che separano i gruppi che formano il Movimento, dobbiamo rinunciare ai nostri individualismi per un fronte comune, unico, compatto, disciplinato, implacabile, di attivisti al lavoro ovunque.
Non c’è altra strada.
Oggi, se si ha l’onestà di guardarsi negli occhi prima che in tasca, di osservare come si vive l’impegno politico, come viene gestito il partito al livello locale, come viene consumato il consenso della gente, la realtà presente spazza via gli entusiasmi, i buonismi, gli slanci egualitari, gli ottimismi e rivela con crudeltà la trappola con cui si è speso e macinato il consenso popolare.


Cosa abbiamo cambiato ? Cosa abbiamo combinato ?


Diciamocelo senza chiasso,senza clamore,senza bandiere colorate o steccati del passato.


In silenzio. Ma che tristezza, che spreco di speranza. Peccato.

giovedì 21 ottobre 2010

LE PAROLE CHE...CONTANO


ABORTO
Io sono contro. Uccidere un essere Umano prima che nasca è inammissibile. È una dimostrazione di impazienza(Roland Topor)
AMORE
Vitalità dell’amore: non è possibile,senza commettere un’ingiustizia,parlare male di un sentimento che è sopravvissuto al romanticismo e al bidet (Cioran)
AMOR PROPRIO
Il mio amor proprio è defunto nel naufragio dell’interesse che nutrivo per gli uomini (Chamfort)
ASTRATTO
Quanta gente è astratta solo per apparire profonda! (Joseph Joubert)
BELLEZZA
Potere esecutivo (Georges Henein)
CENSURA
La censura è la tassa che lo scrittore paga al pubblico per diventare famoso(Jonathan Swift)
CONTRADDIRE
Sono rari coloro che meritano di essere contraddetti (Ernst Jünger)
CONTRONATURA
Si dice che è contronatura ciò che va contro la consuetudine(Montaigne)
DELUSIONE
Da ogni essere umano, me compreso,mi aspetto il peggio, e raramente sono stato deluso (Johann Nestroy)
DEMOCRAZIA
Democrazia significa semplicemente far bastonare il popolo dal popolo in nome del popolo (Oscar Wilde)
DIO
Se Dio esistesse,lo si saprebbe (Michel Contat)
ESISTENZA
Si passa la giovinezza a far credere di essere uomini. L’età adulta a far credere di essere felici quando invece non lo si è. La vecchiaia a far credere di non essere rimbambiti quando invece lo si è (Henry de Montherlant)
FELICITÀ
La felicità non esiste. Di conseguenza non ci resta che essere felici senza(Jerry Lewis)
ILLUSIONI
Ostentare di averne molte;lamentarsi di ciò che ce le ha fatte perdere(Gustave Flaubert)
INTELLIGENZA
L’intelligenza è la facoltà grazie alla quale capiamo finalmente che tutto è incomprensibile(Maurice Maeterlink)
IO
L’«io» è odioso,ma stiamo parlando di quello degli altri (Pascal)
LAVORO
Bisogna lavorare, se non per piacere,almeno per disperazione visto che,dopotutto,lavorare è meno noioso che divertirsi(Charles Bauelaire)
MISANTROPIA
È l’uomo che sono che mi rende misantropo(Jules Renard)
SENSO DI COLPA
Nel senso di colpa alberga una presunzione smisurata (Jacques Rigaud)
UMILTÀ
L’umiltà è l’arroganza del povero(Jules Renard)
VIRTÙ
L’utilità della virtù è talmente palese che le persone malvagie la praticano per interesse (Vauvenargues)

COSI' SI UCCIDE NELL'UOMO IL SOGNO DI DIVENTARE PADRE


Nell’antico diritto romano il Pater aveva potestà di vita o di morte su tutti i membri della famiglia.
L’atto della nascita,quella vera per Il diritto così,importante per i romani,non era neppure il parto.
Bensì il momento in cui il pater sollevava il bambino o la bambina, che in quel momento acquisiva i diritti del libero cittadino.
Quell’estremo atto di un padre padrone di cui la cultura patriarcale e maschilista serba ricordi e detta civiltà,sembra essere transitata nell’eterno moto del pendolo nel suo estremo contrario.
La storia del giovane padre,che in verità non è né il primo né l’ultimo a non poter fare nulla per difendere il prodotto del proprio,almeno per metà,concepimento,è emblematica. Per un complesso di fattori storici e culturali, le donne hanno conquistato il pieno possesso dell’atto della generazione della vita.
Vita che è diventata anziché un fatto giuridico e sociale riguardante la famiglia,un elemento prevalentemente somatico. Una sorta di propagazione e d’estensione del corpo della donna che,e oggi ci pare ovvio,non può contenere neanche per un attimo ciò che non gradisce completamente.
Questa norma delle leggi sull’interruzione della gravidanza infatti affida entro il terzo mese e oltre il terzo mese con una dichiarazione di danno per la salute della donna, la piena sovranità a lei sull’interruzione della gravidanza.
Nulla può fare oggi un padre,perfino dentro un matrimonio legittimamente celebrato per difendere le ragioni della vita che già pulsa nel grembo della propria compagna.
Credo che sarebbe ben triste però che una vicenda così drammatica,ma anche così tenera,si fermasse nella contemplazione di questa ingiusta e tragica asimmetria.

La nascita in nessun modo può essere considerata il prodotto di una pianificazione o di una programmazione.
Uno degli eventi che può sconvolgere tutte le nostre programmazioni,tutte le nostre pianificazioni e tutti i nostri calcoli,presunti e razionali,ideali,o miserabili,può essere,per esempio, la scoperta di essere portatore di una grave malattia. Così come la coperta che un nostro figlio soffre di un grave problema psichico.
Ma scoprire di essere innamorati,è senz’altro anche una buona notizia
Infatti la scoperta di attendere un figlio rappresenta il massimo del sorriso della vita e di Dio. Quando una vita irrompe nella vita di altre due vite, ma anzi in quelle di tutta l’umanità, non può che essere comunque una festa. È il segno di quella continuità e di quella dimensione che soltanto un’accoglienza, che il cuore delle donne peraltro ben conosce, può completamente vivere e comprendere.
L’interruzione di gravidanza è tragicamente in sé una piaga. E lo è soprattutto per la sensibilità delle donne.
Quando una donna sceglie nella prospettiva di una valutazione razionale o di utilità su di sé o sul tipo di rapporto di coppia di stroncare la vita che porta in grembo le conseguenze sono sempre drammatiche.
Sono le donne a saperlo per prime.


Allora in questa piccola terribile storia io credo che ci sia una morale.
Quella vita in arrivo è più forte di qualsiasi dubbio, è più forte di qualsiasi incertezza, è più forte di qualsiasi presunta pianificazione.
In un mondo in cui ormai soltanto i poveri sembrano accogliere la vita,per noi le case sono sempre troppo strette e i portafogli troppo sottili per potere accettare coloro che rappresentano il futuro.
Ma se noi perdiamo questa dimensione amorevole e divina dell’accoglienza della vita, per l’umanità non c’è futuro.
Tutto diventa il risultato di un calcolo sterile e d’inevitabilmente assassino. Proprio perché interrompere migliaia di vite, cosa che accade ogni giorno nei tritarifiuti degli ospedali è davvero il tragico olocausto del nostro tempo.
Un olocausto silenzioso ma non per questo meno inquietante.

COSI' IL WEB SOTTOMETTE L'INDIVIDUO ALLA MASSA


Wikipedia, Facebook e Google hanno fatto la rivoluzione sbagliata: quella tecno-maoista.
Parola di Lanier, inventore della realtà virtuale

Benvenuti nell’era del totalitarismo digitale.
Il web doveva essere una splendida opportunità per sviluppare le potenzialità dell’individuo.
Invece ha preso un’altra strada, quella del «maoismo» informatico, in cui l’accento cade sempre sulle parole «collettivo» e «tecnologia»; mai su «individuo» e «libertà».
Tesi radicale sostenuta da un pioniere del web, Jaron Lanier,
Il tipo non è certo sospettabile di essere un «luddista» (contrario all’introduzione delle macchine e delle tecnologie), tanto meno per partito preso. Nato a New York nel 1960, si è inventato la«realtà virtuale» (formula di suo conio) applicandola con successo alla fisica,alla neuroscienza e alla medicina. Lanier era in prima fila quando la connessione a internet era limitata ai centri universitari, l’aspetto grafico ancora da decidere,i motori di ricerca inesistenti.
Collegarsi a un sito significava all’epoca compilare un lunghissimo numero prelevato da un faldone simile a un elenco telefonico.
Allora,racconta lui, i giochi erano aperti.
Oggi non più.
Le scelte iniziali, per una serie di complicate ragioni informatiche,sono diventate standard ai quali non è possibile sfuggire.
E NEI QUALI E' RIMASTA INTRAPPOLATA UNA GROSSA PREDA : L'UOMO.


Secondo Lanier i «totalitari cibernetici» o «maoisti-digitali» provengono dalla cultura del no copyright, dalla comunità di Linux (il sistema operativo nato dal libero contributo di ricercatori di tutto il mondo), dai cultori delle Intelligenze Artificiali, dai profeti del cosiddetto web 2.0 (lo sviluppo della rete basato sulla «collaborazione» sito-utente, ad esempio i Social Network,Youtube,ecc.), dagli innamorati di Wikipedia.
Tutti quanti enfatizzano il ruolo della massa rispetto all’individuo, e credono che «una coscienza collettiva emerga dagli utenti del web, riecheggiando così alcune tesi marxiste e freudiane».
Ma enfatizzare il ruolo della massa «significa sminuire quello degli individui», ridotti all’anonimato e insieme violati nella privacy proprio come accade nei regimi socialisti. Questa mentalità si spinge fino a tecno-deliri che dipingono scenari da film eppure, come testimonia Lanier, radicati anche e soprattutto nella comunità scientifica.
C’è chi crede «che internet stesso possa prendere vita e diventare una creatura sovrumana» (di questo sarebbe convinto Larry Page, fondatore di Google).
Oppure che le macchine, tra meno di vent’anni,prenderanno coscienza di se stesse,motivo per cui dovremo trovare un modo di convivere (teoria di Ray Kurzweil, importante inventore e guru del trans-umanesimo).
Oppure,ancora, che l’uomo opterà per l’immortalità digitale,cioè scaricherà in rete, come un software, il proprio cervello e la propria memoria abbandonando il corpo alla sua sorte (ancora Kurzweil).


Qualche esempio concreto degli obiettivi polemici: Lanier contesta l’idea che sul web tutto debba essere gratuito, anche le opere d’ingegno come libri e musica. E vede come il fumo negli occhi le forme d’arte tipiche della rete, il remix e la cover, basate sul riutilizzo di materiale altrui.
Infatti tutelare la proprietà intellettuale col copyright significa difendere il punto di vista individuale, «cosa che non è tra le priorità della nuova ideologia tecno-culturale».
Lanier non risparmia bordate al mito dell’informazione via blog: la selva di siti finisce (con le dovute eccezioni) col creare la confusione ideale per nascondere i fatti: «Avremo più bloggers e meno Woodwards e Bernsteins» (i due giornalisti del famoso «Watergate»).
Nel libro “ La rivoluzione di Wikipedia “ (Codice edizioni) di Andrew Lih, amministratore dell’edizione inglese della enciclopedia on line e gratuita,si racconta la storia di Wikipedia,che, nata nel 2004, oggi ha raggiunto la milionesima voce.


LA «RIVOLUZIONE» NON STA NELLA MOLE MA NELL'IDEOLOGIA ALLA BASE DEL PROGETTO : I contenuti sono generati dagli stessi utenti del sito e la possibilità di compilare (o modificare) una voce è aperta a tutti. L’intero sapere è così «sottoposto all’esame di centinaia di migliaia di persone (i suoi 60 milioni di accessi al giorno la rendono uno degli 8 siti più visitati al mondo)». E i «wikipediani»si definiscono «una comunità globale» accomunata dall’intento «di rendere libera la conoscenza».
Secondo Lanier, Wikipedia invece è una aberrazione fondata sulla leggenda che il sapere collettivo sia inevitabilmente superiore alla conoscenza del singolo esperto e che la quantità di informazioni,superata una certa soglia, sia destinata a trasformarsi automaticamente in qualità.
C’è dell’altro.
La tecnologia, giorno per giorno, cambia radicalmente chi ne usufruisce. L’immagine dell’uomo restituita dalla rete segue una logica binaria: uno - zero, sì - no,bianco - nero. Una semplificazione che alla lunga impoverisce l’idea stessa di persona.
«Quando lo sviluppatore di una tecnologia digitale disegna un programma che ti chiede di interagire con la macchina come se fosse una persona, ti chiede di accettare, in qualche angolo remoto del cervello,che anche tu puoi essere concepito come un programma».
Per questo le nuove generazioni cresceranno «con un’idea riduttiva di ciò che è una persona».
Esempio di Lanier: i Social Network banalizzano il concetto d’amicizia e chiedono all’utente di riassumere la propria personalità in quattro parole.
Si direbbe soltanto un bel gioco.
Date tempo al tempo,dice Lanier,e quelle quattro parole diventeranno davvero la nostra identità.

PD-UDC: REBUS INSOLUBILE


Il problema è che

il Pd ha una base più a sinistra del vertice,

e l'Udc una base più a destra del vertice.

L'alleanza è quasi impossibile

PALLA DI CRISTALLO...SUL FUTURO



Cosa accadrà all’informazione quando Google, il motore di ricerca internet più noto, si comprerà per un dollaro la testata del quotidiano più autorevole d’America,il New York Times?
E come reagirà il Mondo occidentale quando tra pochi anni tutti i Nobel saranno assegnati a scrittori, economisti e scienziati provenienti dall’Asia: Cina, India, Giappone, Singapore?
Che fine farà l’Unione europea quando Gazprom, il colosso russo dell’energia, lancerà un’Opa sulle concorrenti francesi, italiane, ecc.?
Quanto potranno resistere gli Stati nazionali dopo La proclamazione dell’indipendenza della Scozia?
Sono alcuni degli scenari disegnati da politologi che trasformano le sfide del futuro ormai prossimo in fanta-cronache tanto divertenti quanto inquietanti.
Un giorno non troppo lontano Parigi, Londra, Berlino, Madrid, Roma e Bruxelles saranno attraversate da un corteo pacifico e silenzioso composto da «uomini, ovviamente bianchi, di estrazione piccolo borghese,gioiosi ma determinati,estranei a ogni forma di misoginia e razzismo».
Nel calderone della protesta,essi butteranno i debiti lasciati loro in eredità dalle generazioni precedenti e la sensazione di essere vittime delle pari opportunità.
Un modo tagliente di affermare che la tutela delle minoranze (sacrosanta,a scanso di equivoci) non può diventare una forma di malinteso comunitarismo e che la discriminazione «positiva» non deve superare certi limiti tramutandosi in vantaggio smaccato.
Come recita una battuta cinica circolante in America: il futuro è delle donne nere paralitiche perché rientrano in tre minoranze protette.
Se la strada è questa, prepariamoci a dire addio alla vera solidarietà,sarà rimpiazzata dal rancore trattenuto a stento da leggi «cieche e sintetiche».
Questi eventi si lasciano racchiudere in alcune tendenze di fondo: l’emergere prepotente dell’Asia e della Russia a danno dell’Europa;l’insicurezza dettata dal terrorismo e da regimi totalitari quali l’Iran; il trionfo delle tecnologie digitali; lo sgretolamento degli Stati stritolati da una parte dalla globalizzazione e dall’altra dal risorgere delle identità locali.
Tra tutti i «cataclismi» immaginati, il più probabile è l’acquisizione del New York Times da parte di Google. Fatto che metterà la parola fine al giornalismo così come lo conosciamo.
La testata darà autorevolezza all’attuale aggregatore online di notizie noto come «Google News».
La versione cartacea non scomparirà del tutto ma diventerà un costoso prodotto di lusso riservato alle élite. I cronisti con penna e taccuino spariranno quasi completamente, le redazioni saranno specializzate nello stabilire gerarchie fra le notizie provenienti dalle fonti più disparate e nell’offrire all’utente un ampio ma personalizzato carnet di link ad altri siti d’opinione.
Altro«cataclisma»dato quasi per sicuro da molti, è un attacco israeliano alle installazioni nucleari iraniane, cosa che darà il via alla più grave delle crisi internazionali.
Sugli esiti della quale la palla di cristallo sembra non essere di grande aiuto. Le mosse israeliane sono infatti prevedibili,quelle iraniane molto meno.
Si è molto critici verso la politica di Israele, in cui si vede in azione la «psicosi dell’annientamento».
A dire il vero,sembra una psicosi con fondate ragioni nell’odio che circonda l’unica democrazia del Medio Oriente.
E non sarà certo la forza diplomatica dell’Europa (tantomeno quello inesistente della Francia o dell’Italia) a cambiare le cose.
Il tempo darà una risposta a tutti gli eventi immaginati.

NOZZE DISPERATE


Avevano 35 anni ed erano sposati da 10. Erano sordomuti dalla nascita,lui dell'UDC,lei del PD, e durante tutta la loro silenziosa vita matrimoniale si erano amati appassionatamente.
La tecnologia medica, armata di chips e cavi elettrici, restituì loro l'udito e la parola. Le prime parole di lui furono: "Ti amo". La prima risposta di lei fu "Anch'io". Divorziarono la settimana seguente. Lui non aveva la voce che lei si immaginava.

Alcuni anni dopo...
......gli ex sordomuti si riconciliarono e decisero di sposarsi un'altra volta. Promisero di non parlarsi mai più. E vissero silenziosamente felici.

(liberamente tratto da un aforisma di L.M.Gomez)

lunedì 18 ottobre 2010

IL CULTO DEL PRESENTE ... NEGA IL FUTURO


Ogni volta che si parla di un grande poeta,artista,scrittore o filosofo,c’è sempre qualcuno che domanda: ma oggi può nascere un nuovo Leopardi, un nuovo Nietzsche? Può vivere e crescere il seme multiforme creatore di artisti originali,poeti ispirati,scrittori illuminati o filosofi geniali?
Ed io sempre rispondo di no,che non può nascere. Ma,aggiungo: se c’è, passa inosservato. E non perché la mamma dei geni sia diventata sterile, l’umanità sia scemata o il seme creatore sia chimicamente impossibile nella nostra epoca o a partire da un certo tempo in poi.
Ma per una catena di ragioni che si tengono l’una stretta all’altra.

Innanzitutto perché non abbiamo più un passato da venerare e un futuro da aspettare, e dunque una tradizione in cui selezionare ciò che passa e salvare ciò che resta.
La guerra civile tra passato e futuro si è conclusa con la sconfitta d’ambedue e la vittoria inappellabile del presente.
Il culto del presente nega il futuro,che ha bisogno di sguardi lungimiranti oltre il muro del tempo; il presente non consegna nulla alla storia né tantomeno ai posteri, non elegge geni; consuma sul posto l’essere appena appare, fino a farlo sparire.
Senza la dimensione della storia e la proiezione nel futuro non è possibile partorire intelligenze. Ma l’oggi non si sacrifica al domani né la vita alla capacità e all’ingegno, perché la vita e il presente sono l’assoluto. Chi si cura dei frutti oltre il raggio della propria vita corrente se tutto finisce qui e ora?
Così la grande speranza rimane frustrata. La finestra sul futuro chiusa.

Poi,una figura acuta o un genio non può emergere perché abbiamo perduto il senso verticale della grandezza e consideriamo solo il senso orizzontale della notorietà che si allarga senza innalzarsi,che si globalizza senza eternarsi.
È la fama senza gloria,è la celebrità senza il carisma, il divismo senza la divina scintilla.
A cui si associa la convinzione che non vi sia alcuna grandezza oggettiva e trascendente,ma tutto sia miserabile, reversibile,opinabile e in definitiva soggettivo e relativo.
Dunque il classico Leonardo o intelletto multiforme,il talento o la bravura,l’arte o il capolavoro, che è opera assoluta,lo spirito e insieme la sua creatività non può matematicamente emergere in un’era in cui la democrazia forse non si applica ai diritti e nemmeno agli averi ma si accanisce sulla qualità e sulle eccellenze.
Il genio annega nel delirio narcisista dell’egocentrismo di massa,nell’invidia egualitaria,nel pari diritto al riconoscimento della genialità e nella congiura della mediocrità organizzata.
Nella mediocrazia universale,nell’uguaglianza metafisica delle anime o della loro assenza,il genio è un’anomalia arcaica,frutto iniquo della diseguaglianza e cicatrice deformante della disparità.Il genio è pregiudicato e rinnegato.
Funzione del critico e suo pubblico servizio è trascinare anche il genio e le sue creazioni nella fossa comune della mediocrità:
è inutile che vuoi sfuggire, neanche tu sei destinato a svettare e a restare...

Nell’epoca della riproducibilità,della fotocopia,del copia e incolla,nel tempo della cultura di una scuola di imitatori e copiatori, il capolavoro,l’arte,la suprema forma del sapere segnerebbe poi il collasso della macchina e la smentita della tecnica,provocherebbe il cortocircuito della produzione seriale nel primato dell’irriproducibile.
La creatività è difforme, fuori produzione; è come difettato,malato, abnorme rispetto allo standard.
Va perciò espulso dal ciclo o riformattato per renderlo compatibile e leggibile dentro il sistema.

Un grande, poi, non può più sorgere perché abbiamo perso la capacità di mettere a frutto il dolore e la privazione, o all’opposto di sublimare il piacere e il desiderio.
Oggi è più facile esaudire i nostri desideri e rimediare ai nostri difetti, sfamare i nostri appetiti,modificare i nostri limiti o anestetizzare i nostri dolori.
Ci mancano dunque le virtuose disperazioni e le promettenti mancanze su cui si cresce il talento e si fonda lo spirito del genio,quell’intreccio faticoso di sofferenze provate e di soddisfazioni negate su cui cresce il sogno di una vita ulteriore, che poi si riversa nella creazione di un mondo necessario e aderente al proprio gusto umano e naturale.
Come l’amor platonico,anche l’arte dal seme creativo è figlia di Porose Penìa,nasce dallo scompenso tra ricchezza di mente e povertà di mondo.

Infine, se oggi nascesse un grande o se vedesse la luce un capolavoro, non sarebbe nemmeno riconosciuto. Nella migliore delle ipotesi sarebbe considerato un frutto di stagione di cui cibarsi e poi dimenticare nella collezione incessante delle mode. Nella più frequente delle ipotesi passerebbe inosservato o sarebbe scoraggiato in partenza,non troverebbe approdi e habitat favorevoli né attenzioni e riconoscimenti.
Per salvarsi dall’autismo e dalla solitudine,il genio con il suo mondo e le sue idee cercherebbe anzi di nascondere il segno della diversità,curerebbe la genialità come una malattia per farsi accettare dal suo tempo e dal suo prossimo.
Patirebbe la sua eccellenza come infermità,imperdonabile difformità, e sarebbe istigato a rimuoverla per adeguarsi e farsi integrare.
Per le consorterie letterarie e ideologiche l’eccellenza è ingombrante e perciò condannata all’inesistenza. Gli stessi premi letterari,contrariamente alla loro ragione vitale,non sono fondati sulla ricerca e il riconoscimento del merito e dell’eccellenza, ma, al contrario,sull’omogeneità al paesaggio e sulla funzionalità al potere culturale.
Non premiano la qualità di un’opera e il valore di un autore,ma la loro collocazione e affiliazione,il loro opportuno situarsi nel tempo, nel luogo e nel modo.
Chi è davvero fuori registro e fuori misura per la sua eccellenza, parla un altro linguaggio,patisce il disprezzo, il sarcasmo o più facilmente il silenzio,la finzione d’inesistenza.


Il genio è misantropo, ha una tormentata socievolezza, non sa stare in gruppo e fare setta o lobby perché non è come gli altri e tende a isolarsi. Con il dolore aggiuntivo di ritrovarsi confuso tra tanti eccentrici privi di genialità che, vedendo disprezzato o disconosciuto il loro presunto talento,traggono alibi e presagio della loro inesistente grandezza.
Ma se i geni solitamente sono incompresi, frustrati e sommersi, non tutti gli incompresi,i frustrati e i sommersi sono geni.
Per questa rete di ragioni non è possibile che nasca e cresca oggi un grande o un talento, o che sia riconosciuto come tale.
Né può sperare nella sua morte e confidare nei posteri, perché sarà difficile che qualcuno si applichi a rintracciare nel passato tracce occulte di grandezza, se deve affrettarsi a vivere per non perdere l’assoluta pienezza del presente.
Il gigantismo della memoria e l’archiviazione universale paradossalmente favoriscono l’oblio cosmico e scoraggiano la memoria selettiva.
Le idee geniali annegano nel catalogo generale.
Chi ancora sogna la grandezza,e non si cura dell’irrisione e della cancellazione,coltiva sogni da pazzo o da bambino.
Bisogna perciò confidare nella follìa infantile dei geni che negano la realtà per troppo amor del vero.
Sarà così per sempre? Non si può dire.
Al futuro non possiamo negare a priori le novità rispetto al presente o i ritorni rispetto al passato.
Ma nel frattempo tutto è permesso eccetto la grandezza. Nel libero consesso degli uguali, il genio è vietato, le sue creazioni sono proibite.

RISPETTO


Oggi ognuno di noi deve avere rispetto di quelli che in passato hanno fatto scelte diverse.
Non si può cancellare o rovinare quello che tanti altri prima di noi hanno realizzato con dolore e sacrificio

sabato 9 ottobre 2010

FINI CONTRO ...


Il presidente della Camera vuole a tutti i costi le elezioni con il doppio turno: sistema sicuro per far vincere gli avversari. Ma a lui non importa: gli basta mandare a casa Berlusconi.

La morale è la solita: Fini è troppo pigro per remare, ma se proprio decide di farlo, rema contro per realizzare il suo desiderio.
Che non è quello di diventare qualcuno costruendo qualcosa ma demolendo tutto, anche la cadrega su cui è
comodamente seduto.
A Fini piace il semipresidenzialismo proposto da Berlusconi (d’accordo con la Lega)ma non piace il sistema proporzionale.
Preferisce il modello maggioritario francese a doppio turno. Perché con il doppio turno, amato anche dalla sinistra, il centrodestra perderebbe da qui all’eternità.
Esattamente ciò cui aspira il presidente della Camera il quale nella vita si è posto un obiettivo irrinunciabile:
vedere il Cavaliere fare fagotto e tornare a casa.
Del resto non gli importa nulla: ha talmente in antipatia Silvio che pur di levarselo di torno è pronto a dare
una mano ai suoi avversari, a costo di finire egli stesso all’opposizione.
Anche chi non si intende di sistemi elettorali non fatica a comprendere che col doppio turno, alla seconda tornata, tutti i partiti attualmente contro la coalizione di governo si alleerebbero per battere il premier e,
con i numeri su cui possono contare, ce la farebbero.
Che sia proprio Fini a invocare il sistema francese appare strano soltanto a chi non conosce Fini: a lui
preme liberarsi del Cavaliere, e il come è secondario.
Serve un suicidio in massa nel centrodestra?
Ottima idea.

CARO FINI


Caro presidente Fini,alcuni dei suoi colonnelli e appuntati,i quali riconoscono in lei il loro punto di riferimento,cominciarono col dire che non volevano morire democristiani.
Poi dissero di non voler morire berlusconiani.
E adesso dicono di non voler morire leghisti.
Quante storie.
Si accontentino di non essere ancora morti.

LE BATTAGLIE SNOB DI FAREFUTURO


Pensano perché sono un pensatoio, sparano perché sono un think tank, fanno o vorrebbero fare il futuro perché sono quelli di Farefuturo. Macinano idee, triturano ideologie, piantano i paletti culturali e politici dell’indefinito e indefinibile recinto della destra.
La fondazione voluta da Gianfranco Fini con l’obiettivo dichiarato di «ripensare il centrodestra in prospettiva europea», è un animale dall’immenso prurito che ogni giorno si danna per grattare via le ultime crosticine di autoritarismo e rendersi autorevole. Qualche volta ci riescono, qualche volta no, ma sempre e comunque riescono a fa parlare di sé.


Parafrasando Jovanotti, che crede in una grande chiesa che passa da «Che Guevara, Madre Teresa, Malcolm X, Gandhi e San Patrignano», i Fini-boys scartano miti, adottano modelli, abbracciano eroi e riciclano idoli.
E così esaltano Lady Oscar e smorzano i Pokemon; demoliscono «Natale a Beverly Hills» e candidano al Nobel il web; glorificano Balotelli e strapazzano Amauri; magnificano Fabio Fazio e Roberto Saviano e s’inebriano per le bracciate stile libero di Federica Pellegrini e le sbroccate stile-zero di Ferdi Berisa, concorrente del Grande fratello 9.
Mettici un po’ di politicamente corretto, di neo terzomondismo, di individualismo chic e di modernismo hi-tech e la marmellata è pronta.
Boutade o arguzia che sia, ne inventano una ogni dì.


L’ultima parola d’ordine è «boicottate i cinepanettoni»: una battaglia di principio per dire che film come «Natale a Beverly Hills» non debbono avere ancora la possibilità di usufruire dei finanziamenti pubblici,aiuti pensati per sostenere quelli che dovrebbero dare spazio ai film culturalmente più stimolanti.
Niente denaro a roba trash e va bene.
Ma poi, nell’immondizia del Grande Fratello, si raccatta la comparsa Ferdi Berisa,rom montenegrino, e lo si rende mito buono, simbolo del bene.
Tema delicato, quello dello straniero, forse ipersensibile.
Ne è una riprova Mario Balotelli, cannoniere dell’Inter, natali a Palermo ma nero come la pece per via dei genitori ghanesi. Lui è diventato «generazione», simbolo, buono, bravo, genio, più bianco dei bianchi. Nulla importa se lui viene fischiato perché lui è irriverente, testardo, rissoso, bulletto. Un talento puro. Cosa c’è di più italiano di questo?.

Accantonati gli impolverati Nietzsche, Evola, Ezra Pound e Tolkien, viva viva per Lady Oscar: bella, femmina, boccoli d’oro, ubbidiente e devota. Ecco la nuova eroina: quella che, compiuto il suo dovere verso la regina, passa dalla parte del popolo e torna a mettersi prima in gonna e poi con l’amato André.
Roba moderna come il web, candidato a premio Nobel per la pace 2010 visto che «la forza di Internet sta nella possibilità di pensare il mondo come uno spazio dinamico, sempre in crescita, il cui racconto collettivo non è fermo» e che «è il primo strumento di costruzione di massa».
Roba bipartisan come Saviano e Fabio Fazio: il primo è «grande pensatore di destra», il secondo è «garbato, attento, simpatico, preciso».
Alla spasmodica ricerca di un volto, di una sagoma, di un personaggio che unisca, di un poster che stia accanto sia a quello del «Che» sia a quello del «Signore degli anelli», Farefuturo s’è perfino buttata in piscina pur di tirar fuori «il nuovo eroe italiano»: Federica Pellegrini, la più veloce di tutti i tempi, «simbolo di un Paese davvero unito, uno dei ritratti cui è naturale affidare la costruzione dell’immaginario, simbolo di una nuova epica nazionale».

Destra e sinistra sono superate, mischiate, confuse. Il «do re mi» che giustifica tutto sta nel refrain che «categorie di destra e sinistra lasciano davvero il tempo che trovano. Sono contenitori strumentali e ognuno può metterci quel che desidera».
Oppure: «La cultura non è di destra o di sinistra, la musica non è di destra o di sinistra».

(H)AI CON-FINI !!!

"pure la ramanzina...
...Con lui ci vuole la pazienza di Giobbe"
(Berlusconi)

"Ultimamente non dice molte cose di destra.
Ha cambiato idea quasi su tutto: non piace più"
(Romagnoli)

A SINISTRA C'E' IL CAOS E ...LA STRADA E' APERTA


Il copyright, lo confesso, non è del tutto(farina del) mio (sacco), ma io ci metto(del mio)il know-how, che è poi quello che serve e che conta nel tempo dell’I Care e dello Yes, we can...
E quindi, e insomma, perché non Gianfranco Fini al posto di Bersani o Veltroni ?
L'idea può anche divenire... non sarebbe male,come ipotesi politica.
Seguitemi.
Si sa che Fini è stato fascista nella stessa logica con cui è divenuto antifascista. È un professionista della politica, ovvero un contenitore vuoto disponibile a riempirsi del liquido ritenuto in questo momento più potabile.
La Destra oggi soffre di un problema di sovrappopolamento: ce n’è troppa, con troppi leader più o meno in competizione e tuttavia con un capo incontrastato qual è Berlusconi.
A lungo Fini si è immaginato come suo delfino, ma la scienza medica è contro di lui.
È dell’altro giorno la notizia di un vaccino che, stando a ricercatori statunitensi, porterebbe l’età media oltre il secolo di vita...
Fra trent’anni, insomma, avremo ancora Silvio premier e Gianfranco in lista d’attesa...
È una strada chiusa.
A Sinistra invece c’è il caos e la strada è aperta.
Un po’ perché le sconfitte elettorali hanno sempre molti padri, un po’ perché quella generazione di cinquantenni è alla frutta, usurata dal suo continuo fondarsi e rifondarsi, dall’eccesso di sigle con cui si è nel tempo ribattezzata, dalla smania fratricida che l’ha pervasa, un pugnalarsi freneticamente alle spalle... È un caos umano, nel senso di leadership, ma anche politico, in quanto che cosa sia la Sinistra, che cosa sia di sinistra, nessuno lo sa più.
La confusione è talmente grande sotto quel cielo che alle prossime elezioni regionali ne vedremo delle belle.
La deriva, dunque, è evidente, quella di una Sinistra che in mancanza d’altro scimmiotta la Destra, butta via Il Capitale e insegue i capitalisti.


Chi dunque meglio di Gianfranco Fini la può rimettere in carreggiata, ridargli quell’anima sociale e solidale che è andata perduta fra l’acquisto di una barca nel Salento, una banca in Lombardia e tre camere a Manhattan?
Fini, per fare solo qualche esempio, si è dichiarato favorevole al diritto di voto per gli immigrati, difende la laicità dello Stato e l’autonomia dell’individuo, è per le coppie di fatto ed è un critico severo del cesarismo, sia vero sia presunto, ha inaugurato la sua chat-on-line e ha già fatto sapere che il Festival di Sanremo non gli piace.
In una parola, è insieme moderno e antico, elitario e popolare e non è forse questo il modo migliore per incarnare oggi la Sinistra?
Il linguaggio, poi. Diciamoci la verità, la «lingua di legno» di Veltroni & C si è da tempo fatta insopportabile, un ritualismo bugiardo e fumoso dietro il quale si nasconde la totale mancanza di contenuti.
Fini, invece, pur senza dire niente lo dice bene, e questo è se non altro un passo avanti sulla strada della chiarezza.


Non siete convinti?
Va bene, mettiamo giù allora il carico da novanta.
Si sa che il Cavaliere nero vince anche per questo e certo se gli opponi i borborigmi di Prodi, l’espressione patibolare di Fassino, il doppio mento di Veltroni,dove vuoi andare?
Qui invece c'è un ancor piacente cinquantenne, un po’ stagionato ma sempre abbronzato, fresco papà, sub esperto.
Vuoi mettere? Con lui sì che si riequilibra la partita, basta con le melensaggini piccolo-borghesi di pullman, caminetti, biciclette, mezze-calzette...
Ma, dice qualcuno, ci sarebbe anche la carta Bersani...
Dico, scherziamo?
Bersani è di Piacenza, Fini è di Bologna, dialetto per dialetto meglio la dotta e la grassa Bologna che la irrimediabilmente provinciale Piacenza.
Poi Bersani è calvo e non ha alcuna intenzione di ricorrere al trapianto, laddove Fini i capelli ce l’ha ancora e quindi non ha bisogno di procurarseli artificialmente.
Infine, Bersani vuol dire D’Alema e allora siamo da capo, si ritorna alla celebre invettiva morettiana: «Con questi leader non vinceremo mai»...
E l’antico fascismo finiano, diranno i duri e puri, gli inguaribili, gli immarcescibili ?
Be’, il Duce all’inizio era socialista, che c’è di male a sperimentare il percorso inverso?
Del resto, se Veltroni non è mai stato comunista, nemmeno da piccolo, se Violante dice da grande di vergognarsene, Fini almeno può affermare con orgoglio che questo tipo di abiura non ha bisogno di farla, lui comunista non è mai stato.
Quanto al «nero» peccato originale, si è già cosparso più volte il capo di cenere, e per la verità non solo quello...
Da qualunque parte la si guardi, la candidatura di Fini alla guida dei Pd è perfetta.
È una figura istituzionale, è stato ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio, è un paladino della Costituzione, è alto come Obama... Si può fare, insomma, Yes, we can.
Auguri,Fini. Buona passeggiata!.

LE SUPPOSTE ...


Nella vita ci sono le cose vere e quelle supposte.
Le cose vere per il momento le mettiamo da parte,
ma le supposte...
...dove le mettiamo le supposte?

LA FABBRICA DELL'ODIO




Dai politici di sinistra ai giornalisti dalla lingua velenosa,dai buffoni di corte ai gruppi su internet è un continuo inneggiare alla violenza contro Berlusconi e contro chi sta con lui.


Ecco alcuni esempi:


Marco Travaglio : " E' il più grande provocatore e il più grande violento nella storia dei Presidenti del Consiglio italiani del dopoguerra. Se dopo Pertini e Fanfani ci ritroviamo Schifani Presidente del Senato, sono terrorizzato : le uniche due forme di vita residue sono il lombrico e la muffa "


Michele Santoro : " Io non credo di essere così antipatico al premier, francamente : il fatto è un altro. E' che lui non sopporta molto quelli che gli stanno in piedi davanti, un po' come è successo a Fini: Annozero è un cavallo che lui non è riuscito nè a cavalcare, nè a domare, nè a comprare "


Antonio Di Pietro : "Berlusconi è uno spregiudicato illusionista, anzi un pregiudicato illusionista. E' uno stupratore della democrazia. E' un piduista criminale ed eversore. Opera il sequestro di funzioni parlamenyari a fini estorsivi con ricatto e riscatto. Berlusconi è un magnaccia "


Sabina Guzzanti : " Berlusconi usa il viagra, questo lo sanno tutti e infatti uno dei suoi nomignoli è "presidente vaso dilatatorio" e i suoi assistenti si chiamano "vaso dilatati" o "vasellinati". Ratzinger tra venti anni sarà morto e andrà all'inferno dove sarà conteso da due diavoli frocissimi e attivissimi "


Beppe Grillo : " Berlusconi è uno psiconano congelato. I parlamentari sono antistorici, vecchi, illegali e incostituzionali. E' un parlamento di nominati, in cui sono stati scelti amici, avvocati e qualche zoccola. Vedremo chi è che combina un reato se chi fa disobbedienza civile o chi fa le leggi "


Andrea Camilleri : "Quanto tempo servirà per liberarci non di Berlusconi ma della sua corte, un crocicchio di avvocatucci di mezza tacca e giardinieri di Arcore divenuti ministri. Questo mi preoccupa. A liberarci di Berlusconi se non ci penserà qualcuno della sinistra prima o poi lo farà Dio "