sabato 9 ottobre 2010

LE BATTAGLIE SNOB DI FAREFUTURO


Pensano perché sono un pensatoio, sparano perché sono un think tank, fanno o vorrebbero fare il futuro perché sono quelli di Farefuturo. Macinano idee, triturano ideologie, piantano i paletti culturali e politici dell’indefinito e indefinibile recinto della destra.
La fondazione voluta da Gianfranco Fini con l’obiettivo dichiarato di «ripensare il centrodestra in prospettiva europea», è un animale dall’immenso prurito che ogni giorno si danna per grattare via le ultime crosticine di autoritarismo e rendersi autorevole. Qualche volta ci riescono, qualche volta no, ma sempre e comunque riescono a fa parlare di sé.


Parafrasando Jovanotti, che crede in una grande chiesa che passa da «Che Guevara, Madre Teresa, Malcolm X, Gandhi e San Patrignano», i Fini-boys scartano miti, adottano modelli, abbracciano eroi e riciclano idoli.
E così esaltano Lady Oscar e smorzano i Pokemon; demoliscono «Natale a Beverly Hills» e candidano al Nobel il web; glorificano Balotelli e strapazzano Amauri; magnificano Fabio Fazio e Roberto Saviano e s’inebriano per le bracciate stile libero di Federica Pellegrini e le sbroccate stile-zero di Ferdi Berisa, concorrente del Grande fratello 9.
Mettici un po’ di politicamente corretto, di neo terzomondismo, di individualismo chic e di modernismo hi-tech e la marmellata è pronta.
Boutade o arguzia che sia, ne inventano una ogni dì.


L’ultima parola d’ordine è «boicottate i cinepanettoni»: una battaglia di principio per dire che film come «Natale a Beverly Hills» non debbono avere ancora la possibilità di usufruire dei finanziamenti pubblici,aiuti pensati per sostenere quelli che dovrebbero dare spazio ai film culturalmente più stimolanti.
Niente denaro a roba trash e va bene.
Ma poi, nell’immondizia del Grande Fratello, si raccatta la comparsa Ferdi Berisa,rom montenegrino, e lo si rende mito buono, simbolo del bene.
Tema delicato, quello dello straniero, forse ipersensibile.
Ne è una riprova Mario Balotelli, cannoniere dell’Inter, natali a Palermo ma nero come la pece per via dei genitori ghanesi. Lui è diventato «generazione», simbolo, buono, bravo, genio, più bianco dei bianchi. Nulla importa se lui viene fischiato perché lui è irriverente, testardo, rissoso, bulletto. Un talento puro. Cosa c’è di più italiano di questo?.

Accantonati gli impolverati Nietzsche, Evola, Ezra Pound e Tolkien, viva viva per Lady Oscar: bella, femmina, boccoli d’oro, ubbidiente e devota. Ecco la nuova eroina: quella che, compiuto il suo dovere verso la regina, passa dalla parte del popolo e torna a mettersi prima in gonna e poi con l’amato André.
Roba moderna come il web, candidato a premio Nobel per la pace 2010 visto che «la forza di Internet sta nella possibilità di pensare il mondo come uno spazio dinamico, sempre in crescita, il cui racconto collettivo non è fermo» e che «è il primo strumento di costruzione di massa».
Roba bipartisan come Saviano e Fabio Fazio: il primo è «grande pensatore di destra», il secondo è «garbato, attento, simpatico, preciso».
Alla spasmodica ricerca di un volto, di una sagoma, di un personaggio che unisca, di un poster che stia accanto sia a quello del «Che» sia a quello del «Signore degli anelli», Farefuturo s’è perfino buttata in piscina pur di tirar fuori «il nuovo eroe italiano»: Federica Pellegrini, la più veloce di tutti i tempi, «simbolo di un Paese davvero unito, uno dei ritratti cui è naturale affidare la costruzione dell’immaginario, simbolo di una nuova epica nazionale».

Destra e sinistra sono superate, mischiate, confuse. Il «do re mi» che giustifica tutto sta nel refrain che «categorie di destra e sinistra lasciano davvero il tempo che trovano. Sono contenitori strumentali e ognuno può metterci quel che desidera».
Oppure: «La cultura non è di destra o di sinistra, la musica non è di destra o di sinistra».

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