
Ogni volta che si parla di un grande poeta,artista,scrittore o filosofo,c’è sempre qualcuno che domanda: ma oggi può nascere un nuovo Leopardi, un nuovo Nietzsche? Può vivere e crescere il seme multiforme creatore di artisti originali,poeti ispirati,scrittori illuminati o filosofi geniali?
Ed io sempre rispondo di no,che non può nascere. Ma,aggiungo: se c’è, passa inosservato. E non perché la mamma dei geni sia diventata sterile, l’umanità sia scemata o il seme creatore sia chimicamente impossibile nella nostra epoca o a partire da un certo tempo in poi.
Ma per una catena di ragioni che si tengono l’una stretta all’altra.
Ed io sempre rispondo di no,che non può nascere. Ma,aggiungo: se c’è, passa inosservato. E non perché la mamma dei geni sia diventata sterile, l’umanità sia scemata o il seme creatore sia chimicamente impossibile nella nostra epoca o a partire da un certo tempo in poi.
Ma per una catena di ragioni che si tengono l’una stretta all’altra.
Innanzitutto perché non abbiamo più un passato da venerare e un futuro da aspettare, e dunque una tradizione in cui selezionare ciò che passa e salvare ciò che resta.
La guerra civile tra passato e futuro si è conclusa con la sconfitta d’ambedue e la vittoria inappellabile del presente.
Il culto del presente nega il futuro,che ha bisogno di sguardi lungimiranti oltre il muro del tempo; il presente non consegna nulla alla storia né tantomeno ai posteri, non elegge geni; consuma sul posto l’essere appena appare, fino a farlo sparire.
Senza la dimensione della storia e la proiezione nel futuro non è possibile partorire intelligenze. Ma l’oggi non si sacrifica al domani né la vita alla capacità e all’ingegno, perché la vita e il presente sono l’assoluto. Chi si cura dei frutti oltre il raggio della propria vita corrente se tutto finisce qui e ora?
Così la grande speranza rimane frustrata. La finestra sul futuro chiusa.
La guerra civile tra passato e futuro si è conclusa con la sconfitta d’ambedue e la vittoria inappellabile del presente.
Il culto del presente nega il futuro,che ha bisogno di sguardi lungimiranti oltre il muro del tempo; il presente non consegna nulla alla storia né tantomeno ai posteri, non elegge geni; consuma sul posto l’essere appena appare, fino a farlo sparire.
Senza la dimensione della storia e la proiezione nel futuro non è possibile partorire intelligenze. Ma l’oggi non si sacrifica al domani né la vita alla capacità e all’ingegno, perché la vita e il presente sono l’assoluto. Chi si cura dei frutti oltre il raggio della propria vita corrente se tutto finisce qui e ora?
Così la grande speranza rimane frustrata. La finestra sul futuro chiusa.
Poi,una figura acuta o un genio non può emergere perché abbiamo perduto il senso verticale della grandezza e consideriamo solo il senso orizzontale della notorietà che si allarga senza innalzarsi,che si globalizza senza eternarsi.
È la fama senza gloria,è la celebrità senza il carisma, il divismo senza la divina scintilla.
A cui si associa la convinzione che non vi sia alcuna grandezza oggettiva e trascendente,ma tutto sia miserabile, reversibile,opinabile e in definitiva soggettivo e relativo.
Dunque il classico Leonardo o intelletto multiforme,il talento o la bravura,l’arte o il capolavoro, che è opera assoluta,lo spirito e insieme la sua creatività non può matematicamente emergere in un’era in cui la democrazia forse non si applica ai diritti e nemmeno agli averi ma si accanisce sulla qualità e sulle eccellenze.
Il genio annega nel delirio narcisista dell’egocentrismo di massa,nell’invidia egualitaria,nel pari diritto al riconoscimento della genialità e nella congiura della mediocrità organizzata.
Nella mediocrazia universale,nell’uguaglianza metafisica delle anime o della loro assenza,il genio è un’anomalia arcaica,frutto iniquo della diseguaglianza e cicatrice deformante della disparità.Il genio è pregiudicato e rinnegato.
Funzione del critico e suo pubblico servizio è trascinare anche il genio e le sue creazioni nella fossa comune della mediocrità:
è inutile che vuoi sfuggire, neanche tu sei destinato a svettare e a restare...
È la fama senza gloria,è la celebrità senza il carisma, il divismo senza la divina scintilla.
A cui si associa la convinzione che non vi sia alcuna grandezza oggettiva e trascendente,ma tutto sia miserabile, reversibile,opinabile e in definitiva soggettivo e relativo.
Dunque il classico Leonardo o intelletto multiforme,il talento o la bravura,l’arte o il capolavoro, che è opera assoluta,lo spirito e insieme la sua creatività non può matematicamente emergere in un’era in cui la democrazia forse non si applica ai diritti e nemmeno agli averi ma si accanisce sulla qualità e sulle eccellenze.
Il genio annega nel delirio narcisista dell’egocentrismo di massa,nell’invidia egualitaria,nel pari diritto al riconoscimento della genialità e nella congiura della mediocrità organizzata.
Nella mediocrazia universale,nell’uguaglianza metafisica delle anime o della loro assenza,il genio è un’anomalia arcaica,frutto iniquo della diseguaglianza e cicatrice deformante della disparità.Il genio è pregiudicato e rinnegato.
Funzione del critico e suo pubblico servizio è trascinare anche il genio e le sue creazioni nella fossa comune della mediocrità:
è inutile che vuoi sfuggire, neanche tu sei destinato a svettare e a restare...
Nell’epoca della riproducibilità,della fotocopia,del copia e incolla,nel tempo della cultura di una scuola di imitatori e copiatori, il capolavoro,l’arte,la suprema forma del sapere segnerebbe poi il collasso della macchina e la smentita della tecnica,provocherebbe il cortocircuito della produzione seriale nel primato dell’irriproducibile.
La creatività è difforme, fuori produzione; è come difettato,malato, abnorme rispetto allo standard.
Va perciò espulso dal ciclo o riformattato per renderlo compatibile e leggibile dentro il sistema.
La creatività è difforme, fuori produzione; è come difettato,malato, abnorme rispetto allo standard.
Va perciò espulso dal ciclo o riformattato per renderlo compatibile e leggibile dentro il sistema.
Un grande, poi, non può più sorgere perché abbiamo perso la capacità di mettere a frutto il dolore e la privazione, o all’opposto di sublimare il piacere e il desiderio.
Oggi è più facile esaudire i nostri desideri e rimediare ai nostri difetti, sfamare i nostri appetiti,modificare i nostri limiti o anestetizzare i nostri dolori.
Ci mancano dunque le virtuose disperazioni e le promettenti mancanze su cui si cresce il talento e si fonda lo spirito del genio,quell’intreccio faticoso di sofferenze provate e di soddisfazioni negate su cui cresce il sogno di una vita ulteriore, che poi si riversa nella creazione di un mondo necessario e aderente al proprio gusto umano e naturale.
Come l’amor platonico,anche l’arte dal seme creativo è figlia di Porose Penìa,nasce dallo scompenso tra ricchezza di mente e povertà di mondo.
Oggi è più facile esaudire i nostri desideri e rimediare ai nostri difetti, sfamare i nostri appetiti,modificare i nostri limiti o anestetizzare i nostri dolori.
Ci mancano dunque le virtuose disperazioni e le promettenti mancanze su cui si cresce il talento e si fonda lo spirito del genio,quell’intreccio faticoso di sofferenze provate e di soddisfazioni negate su cui cresce il sogno di una vita ulteriore, che poi si riversa nella creazione di un mondo necessario e aderente al proprio gusto umano e naturale.
Come l’amor platonico,anche l’arte dal seme creativo è figlia di Porose Penìa,nasce dallo scompenso tra ricchezza di mente e povertà di mondo.
Infine, se oggi nascesse un grande o se vedesse la luce un capolavoro, non sarebbe nemmeno riconosciuto. Nella migliore delle ipotesi sarebbe considerato un frutto di stagione di cui cibarsi e poi dimenticare nella collezione incessante delle mode. Nella più frequente delle ipotesi passerebbe inosservato o sarebbe scoraggiato in partenza,non troverebbe approdi e habitat favorevoli né attenzioni e riconoscimenti.
Per salvarsi dall’autismo e dalla solitudine,il genio con il suo mondo e le sue idee cercherebbe anzi di nascondere il segno della diversità,curerebbe la genialità come una malattia per farsi accettare dal suo tempo e dal suo prossimo.
Patirebbe la sua eccellenza come infermità,imperdonabile difformità, e sarebbe istigato a rimuoverla per adeguarsi e farsi integrare.
Per le consorterie letterarie e ideologiche l’eccellenza è ingombrante e perciò condannata all’inesistenza. Gli stessi premi letterari,contrariamente alla loro ragione vitale,non sono fondati sulla ricerca e il riconoscimento del merito e dell’eccellenza, ma, al contrario,sull’omogeneità al paesaggio e sulla funzionalità al potere culturale.
Non premiano la qualità di un’opera e il valore di un autore,ma la loro collocazione e affiliazione,il loro opportuno situarsi nel tempo, nel luogo e nel modo.
Chi è davvero fuori registro e fuori misura per la sua eccellenza, parla un altro linguaggio,patisce il disprezzo, il sarcasmo o più facilmente il silenzio,la finzione d’inesistenza.
Per salvarsi dall’autismo e dalla solitudine,il genio con il suo mondo e le sue idee cercherebbe anzi di nascondere il segno della diversità,curerebbe la genialità come una malattia per farsi accettare dal suo tempo e dal suo prossimo.
Patirebbe la sua eccellenza come infermità,imperdonabile difformità, e sarebbe istigato a rimuoverla per adeguarsi e farsi integrare.
Per le consorterie letterarie e ideologiche l’eccellenza è ingombrante e perciò condannata all’inesistenza. Gli stessi premi letterari,contrariamente alla loro ragione vitale,non sono fondati sulla ricerca e il riconoscimento del merito e dell’eccellenza, ma, al contrario,sull’omogeneità al paesaggio e sulla funzionalità al potere culturale.
Non premiano la qualità di un’opera e il valore di un autore,ma la loro collocazione e affiliazione,il loro opportuno situarsi nel tempo, nel luogo e nel modo.
Chi è davvero fuori registro e fuori misura per la sua eccellenza, parla un altro linguaggio,patisce il disprezzo, il sarcasmo o più facilmente il silenzio,la finzione d’inesistenza.
Il genio è misantropo, ha una tormentata socievolezza, non sa stare in gruppo e fare setta o lobby perché non è come gli altri e tende a isolarsi. Con il dolore aggiuntivo di ritrovarsi confuso tra tanti eccentrici privi di genialità che, vedendo disprezzato o disconosciuto il loro presunto talento,traggono alibi e presagio della loro inesistente grandezza.
Ma se i geni solitamente sono incompresi, frustrati e sommersi, non tutti gli incompresi,i frustrati e i sommersi sono geni.
Per questa rete di ragioni non è possibile che nasca e cresca oggi un grande o un talento, o che sia riconosciuto come tale.
Né può sperare nella sua morte e confidare nei posteri, perché sarà difficile che qualcuno si applichi a rintracciare nel passato tracce occulte di grandezza, se deve affrettarsi a vivere per non perdere l’assoluta pienezza del presente.
Il gigantismo della memoria e l’archiviazione universale paradossalmente favoriscono l’oblio cosmico e scoraggiano la memoria selettiva.
Le idee geniali annegano nel catalogo generale.
Chi ancora sogna la grandezza,e non si cura dell’irrisione e della cancellazione,coltiva sogni da pazzo o da bambino.
Bisogna perciò confidare nella follìa infantile dei geni che negano la realtà per troppo amor del vero.
Sarà così per sempre? Non si può dire.
Al futuro non possiamo negare a priori le novità rispetto al presente o i ritorni rispetto al passato.
Ma nel frattempo tutto è permesso eccetto la grandezza. Nel libero consesso degli uguali, il genio è vietato, le sue creazioni sono proibite.
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