
urbanistica in funzione del business: per gli architetti siamo merce
Qual è l’edificio migliore? Quello più alto.
Chi sono i maggiori sostenitori dei condomini?I costruttori.
Chi quelli favorevoli ai palazzi?I politici
Per completare questo quadretto c’è solo da aggiungere che la rinuncia ad edificare in alto non arriverà da motivazioni architettoniche o da una diversa visione dell’urbanistica, ma da considerazioni molto prosaiche,anche se molto concrete,quelle cioè del business.
Nel valutare i vari aspetti edilizi, sembra che non ci sarà più nessuno che opterà per una progettazione degli edifici più sicuri,più igienici,più ecocompatibili: troppo costoso e assolutamente svantaggioso per qualsiasi società edile.
Morte dell’architettura organica,che promuove armonia tra l’uomo e la natura?equilibrio tra necessità e spazio?integrazione degli elementi artificiali con quelli ambientali?
Per ora pare di sì, dato che nessuno architetto del luogo,nessun politico nostrano,nessun addetto di urbanistica,abbia dichiarato e mostrato qualcosa verso questa tendenza o abbia sputato fuoco e fiamme contro la cultura architettonica moderna,di certo molto vantaggiosa per il loro portafoglio
La tesi che molti portano avanti è molto semplice, ma anche molto difficile da contestare:
- la nostra Alba,trasformata in grande metropoli d’estate,è invivibile per caos,traffico,frenesia,via vai,rumore,puzza,ingorghi disordine,inefficienza e via dicendo;
Sul banco degli imputati c’è il cosiddetto «sfruttamento territoriale»,che è il riferimento culturale con il quale,almeno a partire dagli anni settanta del secolo scorso,è stata pensata la nostra città e le sue architetture in un rapporto dipendente solo dalla resa economica e di profitto,senza nessuna valorizzazione delle risorse culturali ed ambientali nell’ottica di un turismo integrato e sostenibile.
Invece di pensare a una città per gli uomini,si è ideata una città che rispecchiasse il concetto di «sfruttamento delle risorse»,favorevole a un commercio,a un artigianato e a un turismo sommerso su base famigliare,a dispetto di una politica di sostegno,di sviluppo e di riqualificazione delle imprese.
- Se oggi la nostra città è devastata dalle automobili,dal traffico,dall’ingorgo,
- se non corrisponde a reali esigenze sociali e produttive, cosa immediatamente visibile nel fenomeno del turismo pendolare che riduce la città a una vena giugulare succhiata fino al collasso,a un luogo di servizi portati al tracollo che si abbandona la sera e in cui si ritorna alla mattina,
- se la città somiglia sempre di più a una troia violentata nelle notti d’estate e lasciata sfinita nei giorni invernali,se la città non si integra all’ambiente naturale e resta sempre più ostile alle fasce deboli, come bambini e anziani,
- se si esaltano le costruzioni in verticale, se le nuove costruzioni a forma di scatoloni possono essere collocate indifferentemente sul territorio come tessere di un domino,
- se dalla città viene voglia di scappare anziché trovarvi spazi per il proprio benessere e la propria emancipazione...
Se accade tutto questo la responsabilità è nella megalomania degli urbanisti e dei politici loro sodali, che hanno pensato una città che disdegna l’individuo, che celebra il potere e osanna il cemento ingordo e vorace.
Visti i risultati disastrosi,di tale concezione urbana,occorre avviare un nuovo pensiero,che rifiuti i progetti a grande scala,come i condomini e le costruzioni-caserme,veri e propri ghetti,tipici di ambienti poveri e sovraffollati,discriminanti e degradanti, lontani dalla vita reale della gente.
Un’urbanistica che distrugge gli elementi di piccola scala e che tratta i bisogni umani come merce non potrà mai rispettare l’ambiente e sottoporrà sempre l’uomo alle esigenze del mercato.
Un’architettura astratta che si basa su materiali industriali come il vetro e l’acciaio, non potrà mai rispettare le culture locali e consentire forme tradizionali di vita umana assolutamente ideale.
Al centro di questa concezione urbanistica non c’è l’identità del luogo,la tradizione, la storia dell’uomo con i suoi bisogni e i suoi costumi,ma lo smisurato ego dell’architetto che impone il proprio manufatto ovunque, indifferentemente,in qualsiasi ambiente in cui egli è chiamato ad operare. L’omologazione prodotta dalla globalizzazione culturale,prima ancora che economica, giustifica e dà fondamento a questa idea urbana spersonalizzata: una specie di nichilismo architettonico che rifiuta ogni riferimento di significato basato sulla storia e sulla tradizione.
Così si spiega la corsa verso l’alto,che obbedisce a regole tecnologiche e non a esigenze civili.
Non è un caso che oggi i megapalazzi si costruiscano soprattutto nel terzo mondo. Sobborghi miserabili diventano oggetto di sconclusionati interventi urbanistici con cui s’inventano,per la gloria del rais locale,città anonime, astratte e aliene alla vita della gente ma funzionali alla celebrazione del potere del committente.
E come suggello finale della nuova città mostruosa, ecco il grattacielo che deve essere alto,più alto di quello del rais concorrente.
E naturalmente le archistar,come oggi vengono chiamati questi divi dell’architettura per la loro capacità di far discutere e di sorprendere con i propri progetti e le loro opere,queste archistar, devote al denaro, prestano la loro opera senza troppe difficoltà perché il proprio manufatto può essere piazzato in qualsiasi parte del mondo.
Cambierà questo modo di pensare la città?
Certo è che siamo giunti a un vertice nichilista mai prima conosciuto;la gente vive male; i soldi per le follie architettoniche diminuiscono sempre più;la qualità estetica è bassa, conformista, ripetitiva; l’idea di progresso tecnologico affascina sempre meno; la distruzione dell’ambiente ha toccato livelli di vera indecenza; le società di costruzioni continuano sull’opportunità ancora concessa al loro portafoglio.
Eppure la fascinazione del moderno, sostenuta dalla globalizzazione, ha ancora punti di forza economica molto solidi.
A Dubai è appena stato inaugurato il grattacielo più grande del mondo,e l’idea di costruire in verticale suscita dubbi ma anche ampi consensi:senza andare tanto lontano basta dare un’occhiata in casa nostra,osservare Milano con i suoi progetti o la nostra Alba con le sue caserme e i suoi condomini.
E le archistar saranno anche criticate e talvolta persino derise,ma a loro il lavoro non manca e continuano ad essere presenti in ogni parte del mondo per la gloria politica di chi li chiama.
Dunque,per ora non cambierà proprio niente,però chi non apprezza questa idea di architettura e di sviluppo urbano può sempre lavorare per una nuova città a misura d’uomo.
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