sabato 25 settembre 2010

LA FINE DEL GIOCO


La testa sta chiudendo i battenti del cervello. Le luci si spengono.
I muscoli non rispondono ai comandi. Il corpo giace oggi inerme,in un sopore malato.
La maggioranza degli spiriti non ragiona, non giudica, non s’infiamma,non respira,non batte ciglio.

Il partito degli abulici cresce su se stesso, nutrito dalle cloache politiche di sinistra-centro-destra (scandali, ruberie, volgarità, inefficienze, menzogne, furbizie, appalti truccati, nepotismi, alleanze ambigue, mafie, malavita organizzata), nutrito dall’inerzia, dalla lentezza, dal conformismo, dalla pesantezza, dall’assenza di coraggio, creatività, sentimenti e passione.
Basterebbe additare con nomi e cognomi, come NEMICI, i responsabili di questo sfascio che decine di milioni di anime sperimentano come vissuto quotidiano.
Sarebbe facile. Troppo facile e scontato. Ovviamente.
I Torquemada istituzionali, con l’aiuto degli inquisitori locali a loro sottoposti, istituiscono processi spietati nei confronti degli avversari, ma sono incapaci di dedicarsi,con lo stesso rigore,ad auto-processi di coscienza personalistica e prevaricatoria.

Poi le banche e i finanzieri dai bonus miliardari e dai titoli tossici.
Gli “imprenditori” capaci solo di arraffare appalti ma non di costruire a minor prezzo e miglior risultato.
Le centinaia di migliaia di parassiti che vivono di politica, e in modo opulento, non avendo né arte né parte, l’infinità di grandi evasori, la Chiesa dei cardinali e vescovi che…
L’attuale situazione, perciò, ne è lo specchio più conseguente e fedele: crisi economica, aumento disgustoso e plateale della diseguaglianza, della disoccupazione, del precariato, paralisi legislativa, interessi divergenti, inefficienza di tutti gli apparati, sprechi vistosi e ignobili, ruberie a go go della casta e di ogni genere di amici degli amici…

Come Montanelli turandosi il naso: ma si è notata la differenza dei “nostri” rispetto ai “loro”. Se “nostri” possiamo chiamare costoro, che hanno costituito satrapie, e si sono costituiti in centri di potere, con scelte spesso del tutto avulse dalle richieste e dai bisogni diffusi, soprattutto di quelli dei ceti subalterni, che stanno crescendo, in numero e in povertà : la supponenza, l’arroganza, il disinteresse, il menefreghismo.
L’incapacità per cultura. Il sonnifero come cura. L’omertà come terapia.
Se poi si guarda al comparto che meglio scandisce il tempo, quello culturale, certo ancora più evidenti sono gli errori marchiani e le scelte a dir poco discutibili: si è inseguita la via della grandiosità, assumendo come referenti la casta degli imprenditori, a discapito dei meno abbienti, dei pensionati sociali, dei giovani precari, dei disoccupati e dei tanti licenziati. Si è frequentato i salotti radical-chic e le piacevoli conversazioni, e si sono ignorate le accese assemblee dei lavoratori licenziati o a rischio licenziamento. Si è liquidata con una battuta o peggio con un comportamento tronfio, insolente e snob la protesta dell’antipolitica, e si è sottovalutata la sfiducia crescente ogni giorno di più.

Come provocatore alimentando il dissenso : ma, per dirne una, non è capitato di incontrare uno dei “nostri”, magari senza grandi argomenti e con modestissima dialettica, andare in giro, e interrogare il famigerato “territorio”. Sondare bisogni. Ostentare interesse. Giurare di tener conto delle istanze provenienti dal basso.
Sono stato sfortunato,probabilmente!
E tutto continuerà, in un patetico gioco di calcolo di tornaconto, di conta delle convenienze, mentre l’iceberg si avvicina sempre più velocemente alla nostra nave, che sbanda nella notte, senza rotta, senza comando al timone.
Nessuno, comunque, né fra i dirigenti, né tra i responsabili (sic), dirà, magari pure a voce bassa: “abbiamo perso tempo,qualcosa va fatto”. Nessuno.
E mentre i tanti signori armatori continueranno dall’alto a comportarsi come altrettanti players al tavolo del risiko alla conquista delle terre ignote del bel mondo, si lascia tutto nelle mani di capitani di ventura che da signor Nessuno, per un periodo, avranno sulle loro scrivanie istanze, suppliche e richieste di migliaia inascoltati cittadini.

Vi chiedete: che cos’è il potere? Il potere consiste nell’ignorare gli “altri”, e nel rispondere, benevolmente, agli “amici”: distribuendo prebende, contributi, appalti. E quant’altro.
Scacco matto in tre mosse!
La destra che cerca il centro. Il centro cerca poltrone.
La sinistra che chiede aiuto al centro. Il centro,vile,cerca solo poltrone.
La politica che non rimuove i dirigenti che hanno sbagliato. Ma li promuove.
La politica che non sente le grida degli operai cassintegrati ammazzati licenziati disoccupati. Ma si barcamena con l’impresa, a braccetto con l’affarista-capitalista, invece di farsi carico di una alternativa SOCIALE che non lasci col culo in terra i più deboli.

La politica che non si apre, non si rinnova, non si autocritica. E non si vergogna.
La politica che si difende, che tira a campare, che scontenta la base e tiene insieme una dirigenza fottuta, autoreferenziale, tonta.
La politica che non sa opporre una visione del mondo, una strategia, un’analisi della realtà alla tattica, pur necessaria, della quotidianità politica.
Ma quella niente, encefalogramma piatto.
Il primo compito elementare è liberarsi per sempre da tutta quella classe dirigente.
Ma il cervello si è chiuso nella testa. Le luci sono spente. I comandi non arrivano.
Il malato è inerme. IL POPOLO E' MORENTE.

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